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18 Dec
CARI REDUCI, PUZZATE DI VECCHIO. LA FIAMMA VIVE GRAZIE A CHI NON ABBANDONATO L’ AZIONE

C’è un suono sordo e monotono che accompagna il panorama politico nazionale, una sorta di lamento ultraterreno, un cigolio di ginocchia artrosiche che faticano a inginocchiarsi. È il piagnisteo in loop dei reduci, i custodi della Fiamma Vera, quelli che loro sì sapevano cosa fosse il fascismo, il neofascismo e poi la Destra (sempre che il fascismo fosse destra e non qualcosa di altro).Sentiteli, i nostri eroi di ieri, i duri e puri con l’alito che sa di naftalina e i gomiti consumati a forza di battere sul tavolo del bar o della tastiera di un pc: “Ah, la Destra di oggi non è la nostra Destra! Ci hanno tradito, venduto, svenduto, e pure consegnato in un pacchetto regalo con un fiocchetto arcobaleno (sacrilegio!).”Che tenerezza. Una tenerezza acre, come il limone spremuto su una ferita infetta. La cosa più esilarante è che questi campioni del lamento sono gli stessi identici che ieri, armati di presunzione e di un ego grande quanto il comitato centrale, facevano le stesse identiche cose: si lamentavano che non andava bene. Non andava bene il leader, non andava bene la linea, non andava bene il logo, non andava bene il colore della cravatta del portiere. Magari avevano anche ragione, come potrebbero averlo su molte cose anche oggi… Ma… La Destra è vera solo se riflette l’immagine (ingigantita e glorificata) che vedono nello specchio al mattino. La loro posizione, si sa, non era una posizione, era l’ Unica Vera, giusta e tradizionale. Tutti gli altri? Compromessi, tiepidi, democristiani mascherati, o (peggio ancora) futuri traditori in erba.E quando l’organizzazione, stanca delle loro mitragliate di purezza ideologica e delle loro assemblee trasformate in one-man-show sulla tradizione inviolabile, provava a fare un passo in avanti, loro, con un dignitosissimo (e teatrale) colpo di scena, sbattevano la porta. “Me ne vado! Voi non siete degni!” E qui sta il capolavoro della loro incoerenza, la virulenza della loro sconfitta auto-inflitta. Se ne andavano, lasciando il campo libero, i seggi vacanti, e i tesserati confusi. Chi prendeva il loro posto? Esattamente coloro che oggi accusano di aver “tradito i valori”.Capito il meccanismo? Sono i piagnucoloni sconfitti da se stessi. Loro sono stati il primo, il secondo e il terzo problema della Fiamma. Hanno preferito l’isolamento sublime del purista all’impegno sporco e faticoso della sintesi. Hanno amato di più il loro mito personale di “ultimo baluardo” che l’idea stessa di costruire qualcosa di grande e inclusivo.Ora, dalla panchina (rigorosamente nelle retrovie), lanciano anatemi e fanno la morale con la sapienza di chi, avendo fallito ogni volta che ha avuto una responsabilità, può ergersi a critico infallibile. La Fiamma, diciamocelo, resta ancora accesa per quel poco non grazie a loro, ma nonostante loro.Oggi, i ragazzi hanno bisogno di tutto tranne che di questi fantasmi che si aggirano nei circoli culturali, impartendo lezioni non richieste che arrivano direttamente da esperienze degli anni 70/80. Servirebbe mettersi a disposizione. Servirebbe sporcarsi le mani per insegnare, non per pontificare.Invece, sono lì, come le statue sbiadite in un museo dimenticato, a mugugnare contro il futuro. Ma la verità è che non hanno tradito gli altri: hanno tradito l’unica cosa che contava: il senso di marcia. Hanno preferito la purezza sterile del rancore alla fecondità dell’azione.Che continuino pure a piagnucolare. Intanto, quelli che sono rimasti, magari sbagliando, sicuramente inciampando, stanno provando a camminare. E la Fiamma, per fortuna, non si nutre solo di lacrime di auto-commiserazione, ma di coraggio.

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