Cookie PolicyPrivacy Policy
03 Feb
Caro Matteo Renzi.....

Caro Matteo Renzi (il caro è un po' sarcastico, ovviamente), la tua analisi ha il merito della lucidità tattica, ma soffre di un vizio di forma: scambia un fenomeno atmosferico per un mutamento climatico. È vero, l’Italia è un Paese strutturalmente di destra e il riflesso condizionato dell'antifascismo "da manuale" è ormai un ferrovecchio della storia, incapace di mobilitare chiunque non viva di soli talk show. Ma qui finiscono le praterie del tuo ragionamento e iniziano i muri della realtà politica.
Ecco perché il tuo "scenario Farage" rischia di rimanere un desiderio d'oltremanica non traducibile in italiano.

Citi Starmer e Farage, ma dimentichi che in Italia la partita si gioca sui regolamenti, non solo sui sentimenti. Se, come tutto lascia presagire, la politica virerà verso un sistema proporzionale con sbarramento al 5% (modello tedesco), il "popolo di Vannacci" non sarà un fattore di rottura, ma un cumulo di voti dispersi.
Un partito che i sondaggi danno oggi intorno al 2 e forse al 3%, e che vive di pura rendita mediatica, si schianterebbe contro il muro del quorum. In quel caso, l'elettore di destra, pragmatico per natura, non "butterebbe" il voto per un'avventura destinata all'irrilevanza parlamentare, tornando disciplinatamente verso i simboli storici del centrodestra.

Il Generale non è Farage. Nigel Farage ha costruito un movimento identitario lungo vent'anni; Vannacci è una meteora editoriale proiettata nello spazio politico da un cortocircuito mediatico e, soprattutto, dagli errori di sopravvivenza di Matteo Salvini.
Il leader della Lega ha usato Vannacci come un giubbotto di salvataggio per superare la tempesta delle Europee (incassando quelle 500.000 preferenze necessarie a non affondare), ma ora quel giubbotto è diventato di piombo. Vannacci non ha una struttura, non ha classe dirigente, non ha territorio: ha solo un libro e qualche ospitata. Una volta spenti i riflettori o alzata l'asticella elettorale, la parabola è destinata a chiudersi.

Scommettere sulla frammentazione del centrodestra è l'eterno passatempo delle opposizioni, puntualmente smentito dai fatti. Nonostante le frizioni, la coalizione resta unita da un collante più forte delle simpatie personali: la gestione del potere e la consapevolezza della soglia.
Mentre a sinistra si litiga sul "chi siamo", a destra si è sempre capito "dove stare". Meloni e Salvini sanno che dividersi significa suicidarsi, e la storia recente insegna che, alla fine, il patto di stabilità interna tiene sempre molto meglio dei "campi larghi" o "giusti" costruiti a tavolino.

Speri in un guastatore che faccia il lavoro sporco per il centrosinistra, ma Vannacci somiglia più a un fuoco di paglia che a un incendio strutturale. Senza una legge elettorale che premi i piccoli, e con un centrodestra che ha tutto l'interesse a sbarrare le porte al 5%, il Generale rimarrà una nota a piè di pagina nella cronaca di questa legislatura.

Commenti
* L'indirizzo e-mail non verrà pubblicato sul sito Web.