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09 Jan
DA PITAGORA AGLI ALGORITMI: ALLA RICERCA DEL DISEGNO DI DIO

Esiste un filo rosso, sottile ma indistruttibile, che lega le coste della Magna Grecia alle accademie di Atene, unendo matematica, astronomia e teologia in un’unica, audace visione: l’idea che Dio non sia un’entità antropomorfa, ma l’Uno matematico, il principio ordinatore da cui scaturisce il tutto. Per secoli, il pensiero di Pitagora è rimasto un’ombra. A Crotone, la sua scuola non era un semplice liceo, ma una vera e propria setta iniziatica difesa dal segreto più assoluto. Per i pitagorici, il Numero non era uno strumento di calcolo, ma la materia stessa della divinità. L’Uno (la Monade) rappresentava l’Assoluto, l’origine indivisibile, l’identità pura di Dio.Tuttavia, questo sapere era destinato a restare orale, “chiuso nel petto”, fino a quando Filolao di Crotone non decise di compiere l’atto che avrebbe cambiato la storia della filosofia occidentale: mettere per iscritto il segreto. La leggenda narra di un Platone assetato di questa sapienza. Si dice che il filosofo ateniese, durante i suoi viaggi in Italia, acquistò a caro prezzo i tre libri di Filolao. Fu in quel momento che il “segreto del numero” smise di essere il tesoro di una setta per diventare l’impalcatura del pensiero occidentale.Platone comprese che se l’Universo è misurabile, allora è espressione di un’intelligenza. Nel suo Timeo, egli trasforma l’Uno pitagorico nel Demiurgo, l’artigiano divino che plasma il mondo guardando ai modelli matematici eterni. Perché questa visione è così potente? Perché sposta la divinità dal piano del mito a quello della logica. Se Dio è l’Uno, allora:l’ordine è sacro: Il caos è solo l’assenza di proporzione.La musica è preghiera: gli intervalli musicali (scoperti da Pitagora) sono le leggi con cui Dio ha accordato il cosmo.La verità è universale: Come 2 + 2 fa 4 in ogni angolo dell’universo, così la legge morale e divina è immutabile. Filolao, per primo, osò togliere la Terra dal centro dell’universo per porvi un “Fuoco Centrale”, la sede di Zeus, l’Uno motore di tutto. Non era ancora l’eliocentrismo moderno, ma era l’intuizione fondamentale: il centro non siamo noi, ma il principio ordinatore.Oggi, in un’epoca di algoritmi e fisica quantistica, l’editoriale della storia ci sussurra che Pitagora aveva ragione. Cercando la formula ultima dell’universo, gli scienziati non stanno facendo altro che inseguire quell’antico segreto: la convinzione che, dietro il rumore del mondo, risuoni un’unica, perfetta Armonia numerica voluta e disegnata da Dio.

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