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10 Feb
IL CASO EPSTEIN CI RIGUARDA TUTTI. E PER QUESTO VOGLIAMO LA VERITA’

Il “caso Epstein” non è un caso di cronaca. Il “caso Epstein” non è uno scandalo giudiziario. Il “caso Epstein” non è un gioco politico. Il “caso Epstein” non ha religione.Il “caso Epstein” riguarda tutti, senza alcuna distinzione.Fino a ora fra email, fotografie e registrazioni video, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha rilasciato 3 milioni di documenti, a quanto sembra circa la metà del totale di quanto è stato conservato negli ultimi anni. Nel bel mezzo della valanga – con le notizie che si susseguono una dietro l’altra e con la popolazione statunitense (e non solo) in grande subbuglio – è molto difficile definire quali informazioni possano essere ritenute effettivamente vere, o quantomeno verosimili. Quello che appare chiaro è che quanto stia trapelando dalle documentazioni desecretate rivela la realtà sul mondo in cui viviamo, una realtà costituita da verità che non possono essere ignorate, che non sarebbero mai dovute essere ignorate.Anzitutto, è necessario chiarire che non necessariamente avere avuto, negli anni, contatti con il finanziere di origine ebraica equivalga a essersi macchiati dei crimini mostruosi menzionati nei file. Considerato anche lo stato sociale delle persone più o meno coinvolte, per potere muovere determinate accuse è necessario essere in possesso di prove accertate: chi ha fatto che cosa, e perché.Comunque, ciò non toglie che in quei documenti si parla di pedofilia. Si parla di rapimento. Si parla di cropofagia. Si parla di torture e di cannibalismo. Tra le fotografie divulgate spuntano quelle di persone più o meno note al grande pubblico – tra cui il principe inglese Andrea di York e, ovviamente, lo stesso Epstein – in compagnia di bambini. Apparirebbe inoltre anche la foto di una botola che, dalla casa di Jeffrey Epstein, avrebbe dato direttamente al mare. L’isola Little s. James è circondata dal mare: perché la sua abitazione avrebbe avuto bisogno di una botola? Stando alle voci che circolano sul web, per gettare via i corpi dei bambini e dei ragazzi uccisi.C’è poi la questione delle email: decine di messaggi trapelati che rivelano fitti scambi comunicativi, fra cui una curiosa conversazione fra Epstein e niente di meno che Bill Gates, risalente a marzo del 2017: i due avrebbero parlato della possibilità di effettuare “simulazioni pandemiche” negli anni a seguire. Simulazioni che avrebbero anche previsto dei “certificati digitali contenenti informazioni sulla salute della persona”, nonché l’emissione di fondi extra per la diffusione delle “vaccinazioni”, con il coinvolgimento dell’OMS e del banchiere J.P. Morgan.Altre email risalenti al 2015 e al 2019 confermerebbero il tutto. A tale proposito, sarebbe interessante sentire cosa abbiano da dire a riguardo tutta una serie di illustri virologi e luminari che, proprio negli anni del Covid 19, hanno goduto di visibilità mediatica e attaccato senza ritegno chiunque “osasse” contestare la narrazione allora dominante.Altra informazione che spicca fra le milioni diffuse riguarda il possibile legame fra Epstein e Karl Józef Wojtyla, alias papa Giovanni Paolo II. Uno degli assistenti del finanziere, Brandon Thompson, in una email risalente al 2015, affermerebbe che verso gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso Jeffrey Epstein abbia vissuto in Vaticano, forse entrando in contatto con il pontefice. Coincidenza curiosa, soprattutto quando ci si ricorda che in quegli anni fu presidente dello IOR (la banca vaticana) Paul Marcinkus, sospettato di essere coinvolto nella scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.E poi ancora: “rituali” orgiastici (che avrebbero coinvolto anche Bill Clinton e George H.W. Bush, quest’ultimo accusato di violenza sessuale da parte di un giovane il quale avrebbe anche dichiarato di avere assistito a uccisioni sistematiche di neonati), conversazioni sulla possibilità di viaggiare nel tempo attraverso la meccanica quantistica, nonché un’email dell’ex first lady Hillary Clinton che menzionerebbe i giganti (nephilim) citati nella Genesi biblica e nei testi di tradizione sumera (da notare che l’invasione dell’Iraq voluta dal già citato Bush iniziò proprio nel 2003, anno in cui venne scoperta un’antica struttura la cui locazione coincide con quella in cui, secondo quanto narrato in L’epopea di Gilgamesh, sarebbe stato sepolto l’eroe mesopotamico).Ma sono soprattutto i trattamenti riservati ai bambini anche molto piccoli e agli adolescenti, di cui solo alcuni appena maggiorenni, da parte di Epstein e dei suoi “ospiti” a destare la maggiore inquietudine; mostruosità indicibili a cui si fa fatica a credere, che gettano luce sulla presenza di un vero e proprio traffico internazionale di esseri umani, considerati e trattati, letteralmente, come carne da macello. La modella kazaka Ruslana Korshunova visitò la Little s. James nel 2006; due anni dopo, morì lasciandosi dal suo appartamento di un palazzo a New York. Aveva solo 21 anni. Da giorni circola su Internet un video risalente al 2009 (all’epoca ripreso dal notiziario Tv Atzeca) che mostra la modella messicana Gabriela Rico Jimenez intenta, terrorizzata, a denunciare atti di cannibalismo e ritualistica omicidiaria – simili quindi a quanto accadeva sull’isola di Epstein – avvenuti durante una festa in un hotel di lusso nella città di Monterrey.Dopo il fatto, la giovane scomparve dalla scena pubblica, e non si seppe più nulla di lei. E come non parlare naturalmente di Virginia Giuffre, una delle prime donne ad aver parlato apertamente dei traffici di Epstein; il suo libro Nobody’s girl è stato pubblicato nell’ottobre scorso, mesi dopo la sua morte, avvenuta in circostanze non ancora chiare.Ma come ha potuto quell’uomo, e la sua complice Ghislaine Maxwell, fare quello che hanno fatto agendo per anni indisturbati? Chi conferiva loro il potere di tenere sotto ricatto politici, imprenditori e personaggi mediatici? E perché? Sostanzialmente, chi era Jeffrey Epstein? Forse è troppo presto per trovare le risposte a queste domande; tuttavia, da quanto ancora emerge dai file il finanziere era in stretto contatto con Ehud Barak, primo ministro di Israele dal 1999 al 2001, con espliciti riferimenti – forse ironici, forse no – al Mossad, l’intelligence israeliana. Seconda quanto dichiarato da una “fonte confidenziale” – la cui testimonianza è stata raccolta in un documento dell’FBI datato 19 ottobre 2020 – Epstein sarebbe stato un agente del Mossad cooptato, e avrebbe ricevuto un addestramento spionistico sotto la supervisione proprio di Barak. Sebbene la veridicità di tali affermazioni non sia accertata, c’è un dettaglio (uno dei tanti, in realtà) che salta all’occhio scandagliando i vari file desecretati: l’uso frequente, da parte di Epstein e non solo, del termine “goyim”, una parola ebraica che indica, in modo dispregiativo, chi non è ebreo.Al di là delle supposizioni e delle voci di corridoio, al di là dell’indifferenza dei media italianai (che dimostra la loro sempre maggiore inutilità e ininfluenza) l’aspetto probabilmente più frustrante di tutto questo riguarda il fatto che, nonostante quanto sia emerso e quanto stia emergendo, i colpevoli di certi crimini mostruosi sembrano destinati a rimanere impuniti, con solo Ghislaine Maxwell che attualmente si trova in un carcere situato in Texas. Da questo punto di vista, il rilasciamento di quei file sembra quasi una presa in giro, un modo per farsi beffe delle più che giustificate rabbia e indignazione collettive. Forse personaggi molto potenti non si possono attaccare direttamente, ma questo non significa che non si possa reagire in nessun modo. Il primo passo per poter migliorare una situazione – o una società intera – è avere consapevolezza. Consapevolezza di quello che vi accade e del marcio che la inquina. A partire da questo, ogni persona può adottare comportamenti e valori per costruire una realtà alternativa, fino a quando tanti puntini non formeranno un unico, grande quadro.

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