
Mentre il mondo si scanna per un metro di terra sull’altopiano iranico e i colossi dell’Est e dell’Ovest giocano a scacchi con le nostre vite, c’è chi la propria trincea l’ha scavata in un garage, tra il grasso delle catene e il rombo dei motori inglesi. Emilio Giuliana, il capo del Rockers Klan, lo dice chiaramente nell’intervista a GQ: “Noi siamo gli ultimi ribelli”. E non è una posa da copertina, è una diagnosi medica. In un’epoca in cui l’Occidente cerca di esportare una democrazia scolorita e l’Oriente risponde con il pugno di ferro, i Rockers rappresentano quell’anomalia italiana che non rientra nei fogli Excel di Bruxelles. È la stessa anomalia di cui parlavamo in un precedente articolo del Talebano: l’Italia dei trasformatori, di chi dal nulla crea bellezza e potenza. Emilio Giuliana e il suo Klan non chiedono il permesso. Vivono un’identità che non è fatta di bandiere ideologiche, ma di scelte individuali dure come il cuoio.I Rockers stanno all’omologazione moderna come l’Iran sta alla geopolitica globale: sono il punto di non ritorno. Se pieghi l’Iran, hai vinto il mondo; se pieghi lo spirito di chi vive ai margini del sistema per scelta, hai ucciso l’anima dell’Europa. Emilio Giuliana parla di un’etica del rispetto e della fratellanza che oggi sembra quasi “esoterica”. Ma non c’è nessuna cabala dietro. C’è il pragmatismo di chi sa che se la tua moto ti lascia a piedi in autostrada, non ti salva un post su Facebook o una direttiva europea sul green. Ti salvano le tue mani e quelle del tuo compagno.È la stessa resilienza del nostro tessuto produttivo: siamo con l’acqua alla gola, siamo vessati, siamo circondati da potenze che ci vorrebbero vedere ridotti a cameriere del turismo globale, ma continuiamo a produrre, a correre e a superare persino i giganti come il Giappone. Ci vestiamo le palle da soli, dicevamo. E i Rockers ne sono la versione più rumorosa e autentica. Il punto è sempre quello. Mentre i sovranisti da salotto sognano alleanze improbabili con la Cina e gli antiamericani si perdono in teorie del complotto che sembrano trame di serie TV scadenti, la realtà bussa alla porta col suono di una Triumph del ’60 o col boato di un missile sopra lo stretto di Hormuz.L’Iran è la chiave del futuro geopolitico? Forse. Ma la chiave della nostra sopravvivenza come popolo è in quella filosofia “Rockers”:Sapere chi sei (Identità).Saper fare con le mani (Produzione).Rispettare chi hai a fianco e viverci tutti i giorni (Comunità).Pregare assieme ai tuoi motorbikers (spiritualità)Tutto il resto, le paranoie sulla moneta unica, i deliri sulla “grande sostituzione” o le speranze in un nuovo ordine mondiale guidato da Pechino, sono solo distrazioni. Sono onanismo mentale per chi non ha il coraggio di sporcarsi le mani di grasso o di sangue. Se l’Occidente vince in Iran, saremo tutti più schiavi di un ordine unico. Se l’Iran resiste, sarà il caos. Ma in entrambi i casi, l’unica salvezza resta quella trincea di chi, come Emilio Giuliana, ha capito che la libertà non te la regala nessuno: te la prendi ogni mattina accendendo un motore che nessun altro sa far partire.Il 2026 è qui. Potete scegliere se guardare il mondo dal buco della serratura dei vostri pregiudizi o salire in sella e affrontare la tempesta. Per tutto il resto, come dicevamo, c’è YouPorn.Buon viaggio, a chi ha ancora il coraggio di non essere “conforme”.