Cookie PolicyPrivacy Policy
12 Jan
LA PARTITA GLOBALE SI GIOCA IN IRAN. ECCO PERCHÉ

Dimenticate la retorica sui diritti, i veli, le piazze o le litanie democratiche da esportazione. E dimenticate pure i deliri dei profeti che vedono la “Cabal” crollare a ogni stormir di fronde. Se vogliamo parlare di cose serie, di quelle che spostano i confini e decidono chi mangerà a tavola e chi raccoglierà le briciole nei prossimi cinquant’anni, dobbiamo guardare un solo punto sulla mappa: l’Altopiano Iranico.L’Iran non è una pedina. Non è la Siria, ridotta a macerie; non è il Venezuela, isolato nel suo giardino di casa; non è nemmeno l’Ucraina, che per quanto tragica resta una ferita di confine. L’Iran è il perno del mondo. Chi controlla quell’altopiano, controlla il respiro del pianeta. Se l’Occidente, leggasi Washington e Israele, riesce a scardinare Teheran e a piazzare le proprie bandierine sull’altopiano, la Cina finisce ufficialmente in rianimazione.Pechino ha già perso il petrolio venezuelano; perdere l’Iran significa vedere evaporare il 30% delle proprie forniture energetiche e veder saltare in aria la via della seta proprio nel suo snodo vitale. Senza l’Iran, la Cina non è più una superpotenza in ascesa: è un gigante ferito che deve andare a Washington col piattino in mano a chiedere il permesso di tenere accese le luci nelle proprie fabbriche. O scende a patti, o il “secolo cinese” finisce prima ancora di iniziare. Per la Russia, la caduta dell’Iran sarebbe il segnale definitivo: la prossima vittima sulla lista è lei. Senza il bastione persiano, il Cremlino si troverebbe circondato da un arco ininterrotto di ostilità, dal Baltico al Caucaso, fino ai confini dell’Asia Centrale. Sarebbe la fine del sogno euroasiatico e l’inizio di un assedio totale, senza più zone cuscinetto e senza più alleati di peso capaci di disturbare il manovratore oltreoceano. La situazione è binaria, non ci sono sfumature di grigio: se l’Occidente prevale avremo un nuovo ordine mondiale unipolare, più feroce e saldo di quello degli anni ’90. Tutte le potenze emergenti dovranno rendere omaggio al vincitore per non restare al buio e al gelo.Se prevalgono gli Ayatollah lo scontro diventa totale. Il sistema multipolare tiene, ma il prezzo sarà una tensione bellica permanente, una guerra fredda 2.0 che rischia di scaldarsi ogni volta che una petroliera attraversa lo stretto di Hormuz. Tutto il resto, le analisi esoteriche sulla fine dei tempi, i post indignati, le tifoserie da stadio sulla religione o sulla democrazia, è fuffa. È rumore di fondo per chi non vuole guardare l’abisso. Se volete capire dove va il 2026, guardate le montagne dell’Iran. Se volete svagarvi con le favole, c’è sempre la “cabbbala” o, per i più onesti, YouPorn (se non avete ancora letto l’ideologia del godimento).La sfida è epocale. E il tempo della diplomazia da salotto è finito.

Commenti
* L'indirizzo e-mail non verrà pubblicato sul sito Web.