
Ce l’abbiamo fatta. Possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo collettivo, sventolando le nostre bandierine del “politicamente correttissimo” mentre sorseggiamo un infuso alla coerenza. Andrea Baccan, in arte Pucci, ha rinunciato a Sanremo. Grazie all’instancabile lavoro di chi, tastiera alla mano, ha trasformato un annuncio di co-conduzione in una caccia alle streghe degna del miglior progressismo digitale, il palco dell’Ariston è di nuovo “sicuro”.Che bella vittoria per la democrazia del tweet! Perché, diciamocelo, nel 2026 il vero pericolo per le istituzioni non è l’inflazione o la sanità a pezzi, ma un comico che fa battute. E allora via con gli insulti, via con le minacce alla famiglia, via con quel marchio di fabbrica che non passa mai di moda: “fascista”. Un termine usato con la stessa precisione chirurgica con cui un bambino usa un martello pneumatico, ma ehi, se serve a silenziare qualcuno che non ci piace, va bene tutto. Mentre i militanti dell’indignazione a comando festeggiano il “nemico abbattuto”, Pucci ha dato a tutti una lezione che molti faticheranno a comprendere: quella del saper stare in piedi. In un mondo di persone che si scusano preventivamente anche per aver respirato, lui ha scelto la dignità. Ha detto “no, grazie”. Ha preferito tutelare la sua famiglia e la sua serenità piuttosto che prestarsi a fare il bersaglio mobile per chi ha eletto il moralismo a propria ragione di vita.È quasi commovente vedere come certa sinistra sia passata dal “vietato vietare” al “vietato ridere (se non decidiamo noi di cosa)”. Se non reciti il copione prestabilito, se non ti adegui al pensiero unico che puzza di muffa spacciata per progresso, sei fuori. E Pucci, con un’eleganza che ha spiazzato i suoi detrattori, si è messo fuori da solo. Ora che il “terrificante” pericolo-Pucci è scampato, Carlo Conti potrà finalmente invitare qualcuno di meno divisivo. Magari un algoritmo che genera solo frasi approvate da un comitato di saggi della Vigilanza Rai. Sarà un Sanremo bellissimo: educato, asettico, profondamente noioso. Proprio come piace a chi confonde la satira con l’eresia.Onore a Pucci, dunque. Un uomo che ha capito che, a volte, fare un passo indietro è l’unico modo per continuare a camminare a testa alta. Agli altri, ai “militanti dell’odio buono”, lasciamo pure il trofeo: una bacheca piena di insulti e un Festival che, ogni giorno di più, assomiglia a una riunione di condominio molto, molto nervosa.