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09 Feb
VANNACCI: PER GIORGIA PUO’ ESSERE UN’ OCCASIONE D’ ORO. VEDIAMO COME

Nel teatro della politica italiana, spesso ciò che appare come un incendio incontrollato è, per chi sa osservare, un’ottima occasione per fare spazio a nuove costruzioni. Le recenti uscite del Generale Roberto Vannacci, lungi dall’essere solo un grattacapo per la maggioranza, potrebbero rivelarsi il colpo di fortuna inatteso per Giorgia Meloni, agendo come un sofisticato acceleratore della sua strategia di lungo periodo. All’interno del Governo, il rapporto più complesso è storicamente quello tra la Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Se con l’ala pragmatica della Lega, rappresentata da Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia e Massimiliano Romeo, la “quadra” istituzionale è la norma, le incursioni comunicative di Salvini hanno spesso costretto Meloni a un faticoso lavoro di contenimento. Il caso Vannacci cambia i pesi in gioco. Avendo voluto e promosso il Generale in prima persona, Salvini si ritrova oggi in una posizione di estrema vulnerabilità politica. Questo “boomerang” trasforma il leader della Lega: da principale motore della destra di lotta a leader indebolito, potenzialmente costretto a rifugiarsi nel realismo istituzionale dei suoi ministri e governatori. Per Meloni, un Salvini più propenso all’ascolto e meno incline alle “sparate” quotidiane è il primo, grande vantaggio tattico di questa vicenda. Il realismo politico si nutre di numeri e la tesi è chiara: se Vannacci dovesse capitalizzare il suo consenso (stimato tra il 3% e il 4%) creando un movimento autonomo o una lista satellite, per la coalizione si tratterebbe di una vera e propria assicurazione sulla vita.In un sistema elettorale che premia le coalizioni larghe, questo “elettorato di riserva” garantirebbe la certezza matematica della vittoria alle prossime politiche. Includere il Generale nella coalizione permetterebbe di intercettare il voto più radicale e di protesta senza disperderlo, blindando il campo del centro-destra contro ogni possibile rimonta delle opposizioni. Il vantaggio più profondo per la è però la definitiva legittimazione della sua “svolta”. La presenza di una forza guidata da Vannacci posizionata più a destra permette a Giorgia Meloni di completare la sua evoluzione d’immagine: con Vannacci a presidiare i temi più estremi e identitari, Meloni smette di essere percepita come la leader della destra radicale per elevarsi al ruolo di statista e guida dei conservatori moderati europei.Il Generale diventa il nuovo “paraurti” delle critiche, lasciando a Fratelli d’Italia lo spazio per occupare il centro-destra moderato e autorevole, rassicurando i mercati e le cancellerie straniere. La mossa del cavallo In definitiva, se giocata con freddezza, la carta Vannacci offre a Meloni la soluzione a un antico dilemma: come crescere a livello internazionale senza perdere voti “a destra”. Il Generale, paradossalmente, diventa lo strumento che permette a FdI di diventare il grande partito conservatore moderato d’Italia, garantendo al contempo la tenuta numerica della coalizione. In politica, a volte, i problemi si trasformano in soluzioni: e il Generale potrebbe essere, suo malgrado, il miglior alleato della “normalizzazione”.

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