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12 Feb
12Feb

Testo e Drammaturgia Vincenzo De Vivo
Musica di Giacomo Puccini rielaborata
 da Saverio Santoni e Matteo Sarcinelli - Nuova commissione -  Direttore d’orchestra ERNESTO COLOMBO, Regia ALBERTO JONA - Scene e costumi di Gisella Bigi e Ignazio Buscemi, in collaborazione con Liceo Artistico Musicale e Coreutico “Felice Casorati” Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara in collaborazione con Sawakami Opera Foundation

Novara, 11 Febbraio 2026. Primo titolo della rassegna Chi ha paura del Melodramma? per la Stagione 2026 del Teatro Coccia di Novara. ormai consolidata dopo i successi delle passate Stagioni, arriva una nuova produzione del Teatro Coccia, affidata a un team creativo di giovani, ma anche di ritorni importanti. Va in scena Domenica 22 Febbraio alle 16 (Lunedì 23 alle 9.30 e alle 12, Martedì 24 alle 9.30 e alle 12) La "Bohème in una stanza", scene da La Bohème di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, testo e drammaturgia di Vincenzo De Vivo, musica di Giacomo Puccini rielaborata da Saverio Santoni e Matteo Sarcinelli. La firma della regia è affidata a Alberto Jona, scene e costumi sono di Gisella Bigi e Ignazio Buscemi in collaborazione con il Liceo Artistico Musicale e Coreutico Felice Casorati, luci di Ivan Pastrovicchio. In buca l’Orchestra Antonio Vivaldi, diretta dal Maestro Ernesto Colombo

La Bohème in una stanza è frutto della collaborazione con la Sawakami Opera Foundation, presentata in conferenza stampa a Luglio 2025.Gli allievi uscenti del corso di composizione dell’Accademia AMO, tenuto dal Maestro Marco Taralli, hanno riorchestrato La Bohème di Giacomo Puccini andata in scena a Dicembre 2025 in Giappone, con grande successo. La rielaborazione orchestrale arriva ora al Teatro Coccia di Novara con una drammaturgia tutta nuova.  L’OPERATutto nasce da una vecchia radio, racconta Vincenzo De Vivo che firma drammaturgia. La portano nel salotto della vecchia casa di campagna nonna e nipote, scendendo dalla soffitta.La collegano alla corrente elettrica. Funziona. Il nipote cerca tra i canali. Dalla vecchia scatola magica esce, all’improvviso, un’intera orchestra. Si sentono le voci di due uomini che cantano. “È la Bohème” dice la nonna al nipote. E gli racconta la storia: i quattro amici che vivono a Parigi in una fredda soffitta, l’amore che sboccia tra Rodolfo e Mimì, l’amore che rinasce tra Marcello e Musetta. Quell’opera la nonna l’ha ascoltata tante volte alla radio, nelle serate in famiglia. L’ha vista a teatro, accompagnata dai genitori. 

Da bambina ha persino conosciuto la Signorina Cesira Ferrani, la prima interprete di Mimì, ed ha saputo da lei tante storie sul Maestro Puccini - che arrivava in calesse a Sordevolo per ripassare l‘opera con la sua protagonista – sul Maestro Toscanini - che era stato il primo direttore – dei poeti Illica e Giacosa – che hanno scritto il libretto. Attraverso il racconto della nonna, il nipote entra nell’opera. Davanti a lui appare Parigi dai vetri delle finestre della soffitta affacciata sui boulevard. Si aprono per lui le strade del Quartiere Latino la notte della vigilia di Natale e i cancelli della Barriera d’Enfer in una gelida mattinata d’inverno. La storia continua: l’amore sbocciato sembra sfiorire, quello ritrovato sembra smarrirsi. Un triste presagio si compie: Mimì torna per l’ultima volta nella soffitta per morire tra le braccia di Rodolfo. La commozione unisce nonna e nipote, seduti accanto alla radio, quando la musica finisce. Entrare in contatto con la partitura di Bohème, commentano i compositori Matteo Sarcinelli e Saverio Santoni, significa andare a scoprire, nel dettaglio, le numerosissime soluzioni orchestrali che rendono quest'opera un capolavoro. Ogni sonorità (che sia dovuta a ragioni drammatiche o che semplicemente suggerisca un particolare "clima" musicale voluto da Puccini) ci comunica con un'efficacia e una chiarezza sorprendenti. Poter smontare una partitura di questo calibro e rimodellarla in una versione “in miniatura” è stata per noi un’occasione di apprendimento senza pari. Il nostro obiettivo è rimasto perciò quello di mantenere il più possibile i colori originali: siamo stati felici di poter utilizzare un ensemble di dimensioni contenute ma comunque ricco e variegato, tanto da permetterci di riprodurre gran parte degli effetti cui Puccini stesso ricorre.Siamo grati alla Fondazione Sawakami e al Teatro Coccia non solo per aver dato origine al progetto, ma anche per aver seguito con costanza tutte le fasi del nostro lavoro. Sull’impianto scenico interviene Alberto Jona, il registaLa Bohème in una stanza si propone di avvicinare il pubblico giovane alla grande tradizione operistica, proponendola da una prospettiva inconsueta grazie a una messinscena che intreccia racconto e musica, e porta l'opera nel tempo presente. La scelta di Bohème è parsa naturale perché il capolavoro pucciniano narra di giovani studenti innamorati e spensierati che incontrano tragicamente la vita. Da queste premesse ha preso il via il progetto del Teatro Coccia, che ha coinvolto me e Vincenzo De Vivo.L'idea drammaturgica parte da uno spunto reale e autobiografico: una nonna che, poco più che ragazza, ha conosciuto la prima interprete di Mimì, la protagonista femminile di Bohème, e racconta l'opera al nipotino. Ricordi, aneddoti, musica, trama, personaggi reali e letterari vanno a ricostruire il mosaico dell'opera e della sua epoca. Il salotto della casa di campagna, dove la nonna narra, si trasforma nel palcoscenico di Bohème. Si rompe così idealmente la quarta parete e La Bohème abita uno spazio quotidiano, i personaggi dell'opera entrano e agiscono all'interno di un mondo “reale” trasformandolo in un mondo immaginifico. I personaggi interagiscono con i narratori e i narratori a loro volta entrano nell'opera: realtà e finzione si intersecano.L'opera è stata ridotta e rimodellata preservando i momenti più importanti e carichi di emozione, che si intrecciano al racconto della nonna che funge da filo rosso della vicenda.Quanto all'impianto scenografico, la scena è immaginata come uno spaccato di un salotto di casa di campagna, in parte reale e in parte trompe-l'oeil, in cui porte e finestre aprendosi creano spazi diversi: in questo modo il salotto diventa ora la soffitta, ora il Café Momus del quartiere latino ora, facendo girare la stanza su se stessa, il paesaggio innevato della Barriera d'Enfer. Nel cast gli allievi del corso di canto di Accademia AMO, tenuto dalla Maestra Veronica Simeoni: nel ruolo di Mimì al debutto nel ruolo Martina Malavolti, Takeshi Sawachi nel ruolo Marcello, Misaki Takahashi debutta il ruolo di Musetta. Accanto a loro giovani artisti internazionali: Xiaosen Su al debutto nel ruolo di Rodolfo, Stefano Marchisio che torna al Teatro Coccia dopo il Don Giovanni dello scorso autunno e interpreta il ruolo di Schaunard, ritorna anche Omar Cepparolli al debutto nel ruolo di Colline, Lorenzo Medicina interpreta Alcindoro.  Protagonisti del titolo anche due attori: Elena Ferrari che interpreta la nonna e il giovane Ivan Geymonat (classe 2009) nel ruolo del nipote. Completano il cast i figuranti dall’STM – Scuola del Teatro Musicale Davide Bertone e Rubén Sainz Güiles. Biglietti a 5,00 fino ai 14 anni, 15,00 euro dai 15 ai 30, 20,00 euro per gli adulti in vendita sul sito del teatro www.fondazioneteatrococcia.it e presso la biglietteria.   L’opera, inserita nella programmazione dei progetti Youth Club sostenuti da Fondazione Cariplo, è preceduta da un Operitivo Bohémien dedicato ai più giovani, organizzato in collaborazione con Sodamore, bevande naturali, senza alcol e senza zuccheri aggiunti, pensate per il pubblico dei più giovani, ma non solo, in programma Martedì 17 Febbraio alle 18. Biglietti a 5,00 euro.  La Stagione 2026 del Teatro Coccia è realizzata con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Comune di Novara, Fondazione Banca Popolare di Novara, DeAgostini, Mirato SPA, Fondazione Cariplo, Fondazione Piemonte dal Vivo, in collaborazione con Novara Dance Experience.


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