Presentati anche i 45 scatti della open call “SCATTA IL TUO LUOGO con un potenziale!”. Il 1° ottobre si concluderà con Giovanni Hänninen
I paesaggi e le architetture fotografati dall'architetto Marco Introini sono stati i protagonisti del secondo incontro del progetto “VEDERE < FARE - Fotografia e Architettura a dialogo”, iniziativa organizzata dal Consiglio dell'Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori delle province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola e coordinato dalla Commissione Cultura di Novara che si è tenuto nel pomeriggio dello scorso 24 settembre, nella sede dell'Ordine. Dopo i saluti istituzionali al folto pubblico presente da parte del presidente dell'Ordine Matteo Gambaro, il referente della Commissione Cultura di Novara Romina Emili ha distribuito tra i presenti <<le copie delle quarantacinque fotografie realizzate dagli architetti del territorio nell'ambito della open call gratuita “SCATTA IL TUO LUOGO con un potenziale!” lanciata dall'Ordine lo scorso luglio tra gli architetti iscritti. Questa iniziativa – ha ricordato l'architetto Emili - ci ha consentito di raccogliere tra i colleghi immagini raffiguranti architetture e luoghi del territorio del Novarese e del Vco che raccolgono un potenziale significativo racconto da suggerire o auspicare interventi futuri. Si tratta di scatti da considerare nella loro forza una forma di “poetica dello sguardo”, intesa come occhio, consapevolezza, responsabilità. Questi lavori saranno prossimamente oggetto di confronto e discussione insieme con i tre fotografi professionisti che collaborano con noi nell'ambito di “VEDERE < FARE - Fotografia e Architettura a dialogo”, in particolare durante le prossime iniziative della Biennale dell'Architettura NovaraVerbania>>. Il lavoro di Marco Introini è stato introdotto dalla collega Monica Mariniello, sua amica di gioventù, concittadina gallaratese e <<grande estimatrice del lavoro del padre di Marco, Vittorio, famosissimo professionista, che mi ha sempre affascinato per il fatto che, nel suo lavoro, studio e disegno andassero di pari passo insieme con la meticolosità archivistica e una grande disciplina nell'imparare a “vedere le cose”, doti, queste, ampiamente ereditate da Marco>>. Marco Introini (classe 1968), laureato in Architettura al Politecnico di Milano, è fotografo documentarista specializzato in paesaggio e architettura. La sua ricerca indaga il territorio, la città e le trasformazioni dello spazio costruito, attraverso un metodo che unisce mappe, disegni e strumenti iconografici alla pratica fotografica. Recentemente ha esposto “Bosco come patrimonio” al Palazzo Cuttica di Alessandria e alla Biennale dello Stretto con “Il discreto e il continuo. Sulle foci delle fiumare ioniche_2026”. Le sue opere sono conservate presso Fondazione MAXXI, MAN, CSAC, MA*GA, Fondazione AEM e Veneranda Fabbrica del Duomo. Sta attualmente lavorando a un nuovo volume dedicato all'architettura di Galeazzo Alessi, architetto del Rinascimento. La formazione di Introini parte dal disegnoche diventa mezzo per mettere le cose in relazione e catalogarle. <<Il disegno – ha spiegato - educa l'occhio a vedere non soltanto che cosa c'è, ma come una cosa è rispetto alle altre>>. L'architetto Introini ha rimarcato che <<nella nostra mente costruiamo lo spazio attraverso memoria, immagini e relazioni. Quindi, quando si parla di fotografia di Architettura, non ci interessa tanto l'oggetto quanto la relazione tra le cose: la fotografia ne è quindi il racconto. Un edificio non è mai semplicemente un edificio: questo esiste in relazione ad altri edifici, al paesaggio, alla luce, alle persone, alla storia, alla memoria, a ciò che abbiamo già visto, al modo nel quale lo rappresentiamo. Anche lo spazio, quindi, non è qualcosa di neutro che semplicemente troviamo davanti a noi : è qualcosa che interpretiamo e noi n on viviamo negli oggetti, ma nello spazio. Quello che mi interessa veramente è il campo di relazioni che l'oggetto produce intorno a sé>>. Parlando di paesaggio, l'architetto Introini ha evidenziato che <<la fotografia che riguarda questo soggetto non è una fotografia immobile, perché la natura cresce, si modifica, conserva tracce di ciò che è successo. E i cambiamenti causa da eventi naturali, non devono essere classificati come “disastro”, ma come “disturbo”, perché si tratta di una perturbazione che entra nella storia di un luogo e lo modific a>>. Riferendosi al suo progetto “Milano attraverso” (del quale ha presentato numerosi scatti in bianco e nero realizzati con le suggestive luci dell'alba e in uno spazio temporale “fermo” che poteva esaltare edifici, ambiente e “disturbi”), Introini ha ricordato che <<guardiamo il nostro immaginario e fotografiamo ciò che vediamo: se fotografo Milano sembra che io stia semplicemente registrando Milano , ma io stondo anche la Milano che sono capace di vedere . Ciò che sono capace di vedere dipende da quello che ho studiato, dalle immagini che ho visto, dalla pittura, dall'architettura, dalla storia, dalle fotografie precedenti. La fotografia non è dunque una copia della realtà. È una costruzione dello sguardo sulla realtà . Quando fotografo un edificio – ha detto a conclusione - la fotografia diventa una forma di conoscenza: usiamo il nostro passato per proiettarlo nel futuro el a memoria non servire soltanto a guardare indietro, ma s erve anche a costruire ciò che verrà>>. Ultimo appuntamento di “VEDERE < FARE - Fotografia e Architettura a dialogo” alle 17 del prossimo 1° ottobre, sempre nella sede dell'Ordine, con Giovanni Hänninen.