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05 Nov
05Nov

Novara parte un passo indietro rispetto a Milano e Conegliano nella corsa allo scudetto della Serie A1 femminile . È questa la valutazione di  Giuseppe Bosetti , ex allenatore delle Nazionali giovanili, che in un'intervista esclusiva a Scommesse.io ha analizzato le gerarchie del campionato. Secondo Bosetti, le due principali preferite sono Milano e Conegliano, mentre Novara e Scandicci possono provare a inserirsi nella lotta per il titolo, pur partendo da una posizione meno favorevole.

Dopo la finale europea persa contro la Turchia di Santarelli, pensa che le turche abbiano ormai raggiunto il livello delle azzurre? Lei che ha lavorato al VakıfBank, cosa può imparare l'Italia dal loro modello?

Direi che è stata soprattutto la Turchia a imparare dal modello italiano, più che il contrario. Non dimentichiamo che la Nazionale è turca allenata da Daniele Santarelli, che allena anche Conegliano. La Turchia è cresciuta molto come movimento, anche grazie ad alcune naturalizzazioni importanti per la prima squadra, come quella di Melissa Vargas. Nel settore giovanile, invece, stanno portando avanti un buon lavoro, iniziato già da tempo. È una questione di crescita progressiva, di miglioramenti nel processo selettivo e nella qualità dei settori giovanili, che oggi si stanno adeguando agli standard più elevati del panorama europeo e internazionale. La Turchia sta migliorando nella formazione delle giovani e, con la Nazionale maggiore, ha raggiunto risultati importanti grazie a un grande allenatore ea un contesto che ha saputo accompagnare questa crescita nel migliore dei modi.

Velasco sta ancora valutando se riproporre Egonu e Antropova insieme. Secondo lei possono convivere stabilmente in campo oppure rischiare di compromettere gli equilibri della Nazionale?

Penso che il commissario tecnico Julio Velasco non abbia bisogno dei miei consigli, né di quelli di nessun altro. Parliamo di un allenatore di grandissima esperienza e capacità, per cui ritengo che abbia già fatto tutte le valutazioni più appropriate. Poi c'è stato un piccolo inciampo nella finale europea, ma appunto di questo si tratta: un piccolo inciampo. Non credo che quella sconfitta abbia compromesso qualcosa. Penso che Velasco proverà ancora questa soluzione e, se è convinto che possa funzionare, credo sia giusto continuare su quella strada.

Sua figlia Caterina è stata MVP nell'ultima partita, ma Velasco aveva definito definitivamente la sua esclusione dalla Nazionale. Alla luce delle ultime prestazioni, pensa che il CT dovrebbe ripensarci?

Penso che a mia figlia Caterina l'unica cosa che sia veramente mancata sia stata la convocazione all'ultimo Mondiale. Lo dico più da padre che da allenatore: secondo me avrebbe potuto partecipare tranquillamente, perché aveva sicuramente il livello necessario. Lo aveva dimostrato anche nella finale olimpica, una partita che tutti possono rivedere. È chiaro che la sua esclusione sia stata determinata anche dall'età e dal fatto che Caterina non è una giocatrice che puoi considerare di secondo piano. Per questo penso che sarebbe stato più appropriato prendere quella decisione dopo il Campionato mondiale. Naturalmente non posso entrare nel merito delle scelte del commissario tecnico, che ha le sue valutazioni da fare. Come genitore, però, ritengo che non sia stata una decisione particolarmente appropriata. Lo penso per il livello di Caterina, per le sue capacità, per quello che aveva dimostrato in precedenza e per tutto ciò che ha dato alla maglia azzurra. Ha avuto una carriera lunghissima in Nazionale, iniziata quando era ancora giovanissima, e ha partecipato molto presto anche ai Giochi olimpici. Non sono tante le giocatrici che riescono a raggiungere certi livelli a quell'età. Anche sua sorella Lucia è entrata molto giovane nel giro della Nazionale, arrivando a collezionare oltre 300 presenze. Lucia non ha vinto le Olimpiadi, ma per i risultati complessivi ottenuti è stata una delle giocatrici più titolate del panorama italiano.

Milano e Conegliano sono ancora imbattute, mentre Scandicci arriva da quattro vittorie consecutive. Chi vede favorita per lo scudetto? C'è una giocatrice che potrebbe fare la differenza?

Le giocatrici capaci di fare la differenza si trovano soprattutto in quelle due squadre, Milano e Conegliano. Anzi, non parlerei nemmeno di singole giocatrici, perché sono due sestetti costruiti benissimo, con grandissime atlete in tutti i ruoli. Credo quindi che quest'anno la lotta per lo scudetto sarà soprattutto tra queste due formazioni. Le altre potranno cercare di inserirsi, compresa Scandicci, ma non sarà facile. Scandicci ha perso una giocatrice come Antropova, e non è una perdita da poco. Ha lasciato la squadra anche la centrale tedesca Camilla Weitzel, un'altra giocatrice di ottimo livello. Per questo penso che le due grandi preferite siano Conegliano e Milano. Con l'arrivo di Gianlorenzo Blengini in panchina, inoltre, credo che Milano abbia recuperato almeno quel piccolo divario che ancora la separava dalla principale concorrente.

Velasco ha criticato il poco spazio concesso ai giovani italiani rispetto alle straniere. Condividere questa preoccupazione? Quali talenti meriterebbero maggiori opportunità?

Devo dire che, per il momento, non vedo tutti questi grandi talenti. Vedo delle giocatrici giovani che vengono subito definiti fenomeni, quando in realtà devono ancora dimostrare molto. Nei principali ruoli ci sono ancora poche giocatrici italiane di altissimo livello. Questo è abbastanza evidente. Basta guardare le squadre più forti del campionato. Conegliano, per esempio, utilizza schiacciatrici straniere in posto quattro e ne ha altre anche in panchina. Milano schiera Rebecca Piva, che forse è la giocatrice italiana più interessante tra quelle emergenti nel ruolo di schiacciatrice. Queste sono le formazioni che puntano a vincere e che schierano atleti di altissimo livello. Anche Novara, che considero tra le candidate di seconda fascia insieme a Scandicci, ha diverse schiacciatrici straniere, come Tolok, Alsmeier e Herbots. Se nelle prime quattro squadre del campionato troviamo così poche schiacciatrici italiane, qualche problema evidentemente esiste. Però bisogna anche essere chiari: non basta essere giovani per meritare di giocare. Bisogna essere coraggiosi e dimostrare di poter competere a quei livelli.

Lei ha dedicato gran parte della carriera alla formazione. Il modello del Club Italia funziona ancora oppure serve cambiamenti? Quali società italiane considerano un esempio nella valorizzazione dei talenti?

In Italia ci sono tanti esempi positivi. Abbiamo la fortuna di avere bravi allenatori distribuiti su tutto il territorio nazionale. Esiste un programma di formazione degli allenatori e delle giocatrici che rappresenta un esempio anche a livello mondiale. Abbiamo inoltre un processo selettivo che portiamo avanti da moltissimi anni. Nel 1996-1997 abbiamo iniziato un programma chiamato Piano Altezza, attraverso il quale sono state individuate tantissime ragazze di talento in tutta Italia. Quel progetto ha dato grandi risultati e continua a produrre i suoi frutti. Da questo punto di vista, quindi, credo che il movimento italiano possa dormire sonni tranquilli. Arriverà anche il momento in cui emergeranno nuovi talenti nei ruoli in cui oggi abbiamo maggiori necessità. Naturalmente, però, queste ragazze devono avere l'opportunità di giocare con continuità. Bisogna anche comprendere le esigenze delle società che puntano a vincere. Gli sponsor non investono soltanto perché un club deve formare giovani atleti: vogliono anche visibilità, e la visibilità è legata ai risultati. Bisogna trovare un equilibrio tra la formazione e la necessità di essere competitivi.

Guardando ai prossimi cinque anni, quali giovani italiani vedono protagonista della Nazionale? C'è qualche talento poco conosciuto su cui scommetterebbe?

Preferisco non fare nomi in questo momento. Ho delle idee, naturalmente, ma vorrei aspettare prima di esprimere giudizi. Bisogna lasciare che sia il tempo a parlare e vedere queste ragazze quando inizieranno a giocare partite importanti, soprattutto in un campionato come quello italiano, che richiede prestazioni di alto livello con grande continuità. Adesso credo sia ancora presto per sbilanciarsi. L'unica giocatrice che mi sento di citare è Rebecca Piva, che negli ultimi due anni sta facendo molto bene.

Dopo le esperienze nel Milanese e il ritorno nel Varesotto, quali differenze ha riscontrato? Quali difficoltà affrontano oggi le società giovanili?

Ci sono delle grosse difficoltà, soprattutto economiche. Oggi la valorizzazione dei cartellini non esiste più come una volta, perché è stato introdotto lo svincolo automatico. Questo ha molto cambiato la situazione delle società giovanili. Tante realtà riusciamo a mantenersi economicamente anche grazie alla valorizzazione delle proprie giocatrici. Quegli introiti permettevano, tra le altre cose, di pagare allenatori di qualità nei settori giovanili. Adesso molte di queste società fanno fatica, perché alla fine della stagione non mai con certezza cosa succederà. Da marzo in poi, le giocatrici possono iniziare a valutare altre possibilità senza essere più legate alla società come accadeva in passato. Per la realtà di dimensioni medio-alte il problema è meno evidente, perché riescono ad attirare facilmente gli atleti. Tutte vogliono andare a giocare nelle squadre migliori, quindi queste società incontrano meno difficoltà nel reclutamento. Nel complesso, però, il settore giovanile italiano resta estremamente diffuso. Praticamente ogni piccolo paese ha la propria squadra di pallavolo. Quando emerge una ragazza di qualità, abbiamo processi di selezione molto importanti, sia a livello provinciale sia regionale e territoriale. Questo permette di individuare gli atleti più promettenti. Da quel punto di vista il sistema funziona. Il vero problema, oggi, è soprattutto economico.

Tra gli allenatori italiani che lavorano nei settori giovanili, chi sta facendo un lavoro particolarmente interessante? C'è qualche nome poco conosciuto che vorrebbe segnalare?

L'Italia ha un grandissimo patrimonio di allenatori. Per quello che ho potuto osservare anche nelle mie esperienze all'estero, il nostro livello di formazione è tra i migliori al mondo, se non il migliore in assoluto. Formiamo allenatori in quantità molto elevate, anche se in questo momento non saprei indicarti un nome in particolare. Quello che noto, almeno nella mia provincia, è che stanno mancando allenatori molto giovani, nella fascia tra i venti ei venticinque anni. Sono figure che potrebbero portare nuove energie e dare continuità al lavoro nelle scuole di pallavolo. Non credo, però, che questa carenza riguardi necessariamente tutto il territorio nazionale. Il problema principale resta la disponibilità economica delle società, soprattutto nei confronti degli allenatori che lavorano con i giovani. Chi allena un settore giovanile guadagna generalmente poco, mentre nelle prime squadre può trovare compensi un po' più elevati. Questo crea inevitabilmente una fuga di allenatori dal settore giovanile verso le prime squadre. Chi vuole intraprendere seriamente questa professione, alla fine, deve cercare una realtà che possa garantirgli anche una sostenibilità economica. Ed è proprio questo uno degli aspetti più difficili per le società giovanili.


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