Novara, 28 ottobre 2026 . Secondo appuntamento con Io ne ho viste di cose L'Obiettivo di Mario Finotti diventano Opera Giovedì 5 Novembre con doppia recita alle 18.30 e alle 21.00 . Una novità assoluta della Stagione 2026: dopo il sold out di Il Salvatore salvato , torna sul palcoscenico del Teatro Coccia, un progetto inedito di micro opere che unisce musica, drammaturgia e giovani interpreti traendo ispirazione da fotografie scelte dallo sconfinato catalogo di Mario Finotti , che con la drammaturgia di Alessandro Barbaglia in collaborazione con Maria Paola Colombo , sono diventate racconti (veri al 97%) e poi libretti messi in scena in tre serate tutte diverse. Il format prevede un momento introduttivo in cui a raccontare l'immagine sarà Mario Finotti stesso un dialogo con Alessandro Barbaglia , un momento musicale centrale, in cui l'immagine diventa opera e ancora dialogo per trasportare alla realtà la magia del teatro. Tutte le opere sono dirette dalla bacchetta del Maestro Michelangelo Mattoli che guida l' Ensemble strumentale del Conservatorio Guido Cantelli . Le luci sono di Ivan Pastrovicchio , mentre Silvia Lumes e Erika Chilò hanno prestato la loro consulenza per costumi e luci alle registe che firmano ogni singola opera. Il pubblico assisterà allo spettacolo seduto in palcoscenico a poca distanza dagli artisti. Si ringrazia Righetti Mobili per gli arredi di scena. Si ringrazia Iniziativa SIAE “Nuova Creatività”. Biglietti online e presso la biglietteria del teatro: 10,00 euro. Spettacolo delle 18.30 sold out, biglietti disponibili per le 21.00 ___________ Secondo appuntamento Giovedì 5 Novembre alle 18.30 e alle 21.00 con un racconto che narra la grande epopea del volley femminile cittadino. Ronzii e schiacciate , ispirata alla foto “ Suor Giovanna icona del volley novarese ”. Il libretto è firmato da Giuseppe Trovato , ex allievo AMO e secondo classificato nel bando per la selezione di giovani librettisti promossi dalla Fondazione Teatro Donizetti . “Anno 1983. Nel paesaggio della campagna tra Novara e Trecate, tre zanzare osservano il mondo umano tra comicità e intuizione profetica. Mentre Zanzara Uno cerca di intrattenere le altre due con barzellette, emerge gradualmente una visione più ampia: su un anonimo campo destinato alla coltivazione di patate, una suara sogna di costruire un palazzetto dello sport e fondare una squadra di pallavolo femminile. Attraverso il loro sguardo, le zanzare diventano testimonianze di una trasformazione da spazio vuoto a luogo di eccellenza sportiva. Il racconto si snoda così tra gioco comico e narrazione visionaria, in cui il sogno prende forma fino a prefigurare una squadra capace di diventare la più forte d'Italia e d'Europa”. La musica è firmata dall' allievo AMO Arturo Dal Bianco “ Ronzii e schiacciate è un'operina in cinque scene, interamente incentrata su tre zanzare – personaggi impersonali, definiti semplicemente Zanzara Uno (soprano), Zanzara Due (mezzosoprano) e Zanzara Tre (baritono en travesti) – che abitano le risaie novaresi e, in una sorta di teatro dell'assurdo, ronzano fra il pubblico, incontrando diversi personaggi e situazioni grottesche. Ogni scena è caratterizzata da una «tinta» musicale diversa. Nella prima, lirica e contemplativa, viene descritto un libro di cucina, che si scoprirà essere utilizzato per schiacciare le colleghe. La seconda, il «terzetto delle larve», richiama il verismo: le zanzare ricordano con nostalgia il loro passato nell'uovo, come i tre ministri di Turandot. La terza, dai toni religiosi, è caratterizzata da polifonie rinascimentali negli strumenti a fiato, campane e frammenti ispirati a immaginarie laude francescane; qui Zanzara Uno ha delle visioni e immagina una suora, in quello che per le altre due non è che un anonimo campo di patate. Nella quarta scena le zanzare si uniscono nel macabro «terzetto della profezia ematica», nel quale, riecheggiando le streghe del Macbeth verdiano, la puntura della suora genera ulteriori visioni, che verranno raccontate nella scena seguente. Quest'ultima presenta una tinta circense e sportiva: colpi secchi e irregolari di trombone scandiscono palleggi di alcune pallavoliste, mentre un fischietto pone fine al caos aleatorio dell'intera compagine strumentale. Fra le molte avventure raccontate, quest'ultimo tableau si rivelerà infine una storia vera, attraverso un'immagine parlante”.La regia, le scene ei costumi sono firmati dall'allieva AMO Bianca Di Gregoli cheracconta "La scena accoglie il pubblico nel cuore di una risaia, restituendo la sensazione di essere realmente in un paesaggio sospeso fra acqua, terra e silenzio. Ho scelto di non creare una distanza fra chi guarda e ciò che accade: il pubblico abita quello spazio e ne diventa parte, assumendo idealmente il ruolo della comunità novarese che osserva, attraversa e accompagna la vicenda. È in questo paesaggio, apparentemente immobile e destinato a ripetersi, che la Suora intravede ciò che ancora non esiste: una rete, un pallone, un campo, un luogo di incontro e di possibilità. Un'idea che, poiché nasce dal nulla, appare irrealizzabile agli occhi di molti. Da qui la scelta di rompere la linearità del reale e di muoversi nel territorio del Teatro dell'Assurdo: se il sogno della Suora appare irrazionale, anche il suo racconto può sottrarsi alle regole della realtà movimento. Le tre entrano in relazione attraverso il linguaggio mimico, l'uso dello spazio, la ripetizione e la precisione del gesto, trasformando la narrazione in un gioco continuo scenico. Non è la retorica della favola a guidare la regia, ma il ribaltamento dello scetticismo che fin dall'inizio ha accompagnato il progetto della Suora. Chiedo dunque al pubblico di sospendere per un momento la razionalità e di lasciarsi condurre, con ironia, dentro un'impensabile realtà”.Nel ruolo di Zanzara Uno, Zanzara Due e Zanzara Tre, rispettivamente, le allieve STM Alice Paoletta, Michela Pugliese e Fabio Riva.