
Il sistema attuale protegge una casta che si auto-assolve. Votare SÌ non è una scelta giuridica, è un atto di iconoclastia. Significa abbattere l’idolo stile “gli intoccabili”. Chi giudica deve rispondere delle proprie azioni come ogni altro uomo sotto il sole. Il “sacerdozio” della toga finisce dove inizia la responsabilità civile verso la Patria. Oggi accusa e giudizio siedono spesso alla stessa mensa, condividendo carriere e interessi. Votare SÌ serve a spezzare il cerchio magico. Vogliamo che il giudice sia un arbitro terzo, non il compagno di merende di chi accusa. Separare le carriere significa riportare il duello giudiziario a una forma di onore e dignità, dove le parti sono davvero distinte.Il pensiero debole dice: “La riforma è incompleta”. La logica radicale risponde: “Il meglio è nemico del bene”. Aspettare la riforma perfetta è il trucco della casta per non cambiare mai nulla. Il SÌ è il sasso lanciato nella vetrata: crea una frattura sistemica che costringe il potere a riorganizzarsi su basi nuove, distruggendo l’immobilismo delle correnti. il potere giudiziario si è elevato a “Guardiano della Morale”, scavalcando la volontà popolare. Votare SÌ è un promemoria brutale: la sovranità appartiene al popolo, non a chi vince un concorso pubblico. È il modo per dire che il cittadino non è un “suddito processabile”, ma il mandante ultimo di ogni potere dello Stato. L’abuso della prigione prima della condanna è una pratica da inquisizione giacobina. Votare SÌ significa colpire lo strumento con cui la magistratura fa politica sulla pelle dei singoli prima del popolo e quindi della Patria dopo. Restringere, se così si và dicendo, questo potere significa restituire il diritto alla presunzione di innocenza, che non è un cavillo, ma il confine tra una civiltà e una tirannia burocratica. Quante persone innocenti hanno pagato per l’arroganza della magistratura?Non votiamo per un comma, votiamo per il “caos creativo” contro l’ordine putrido, vecchio, puzzolente e vigliacco. Votiamo SÌ per togliere ossigeno a un sistema che si nutre di se stesso.