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01 Apr
CONSERVATORISMO E TRADIZIONALISMO IN RUSSIA. ATTENZIONE ALLA RETORICA

A causa dell'attuale congiuntura geopolitica, in Occidente si è rafforzata una visione stereotipata secondo cui la Russia sarebbe, nel complesso, un paese arretrato e insufficientemente sviluppato e, per questo motivo, portatore di una sorta di “misticismo” retrogrado-conservatore (e antioccidentale). In realtà le cose stanno diversamente, e la questione della tecnica già analizzata ne è una conferma. In generale, il problema della tecnica è correlato a quello più ampio dei cosiddetti “valori tradizionali”: per una disamina seria di tali tematiche deve essere considerata la specificità della secolarizzazione europea-occidentale e russa. Da noi, nonostante la buona volontà di molti intellettuali e politici, la mentalità che definiamo essenzialmente laica non è altro che un riflesso della mentalità cristiana: cambiano le forme, ma la sostanza rimane la stessa (il wakeismo è un fenomeno relativamente recente). In Russia la situazione è radicalmente diversa. Sebbene negli ultimi anni si insista sempre di più sull'elemento tradizionale-religioso (ortodosso), ciò che le società postsovietiche intendono per “laico” corrisponde a ciò che ieri, nell'URSS, era ateo. È errato considerare l'ateismo sovietico un fenomeno puramente politico in senso strumentale. Al contrario, esso ha inciso e plasmato le società e la vita dell'uomo in tutti i suoi aspetti, abituando in particolare a considerare l'essere umano come un mezzo per il raggiungimento di un obiettivo più importante: la futura società senza classi. La definizione di “postateismo”, spesso utilizzata per descrivere le società postsovietiche, è inconcludente e per certi aspetti problematici. Si possono citare anche aspetti più evidenti, come l'atteggiamento nei confronti dell'aborto e del divorzio. In un paese che per primo nella storia dell'umanità ha legalizzato il diritto all'aborto nel 1920 e che oggi occupa uno dei primi posti per numero di aborti e divorziati (insieme a Bielorussia e Kazakistan), l'insistenza su una certa retorica “conservatrice” o “tradizionale” appare tanto contraddittoria quanto inappropriata. In Russia sono inoltre consentiti la maternità surrogata, la fecondazione artificiale e la fecondazione extracorporea, fenomeni considerati dalla società del tutto normali. Infatti, quando si passa dalle parole ai fatti, cioè, per esempio, alla formulazione di proposte politiche concrete volte a vietare l'aborto, la reazione della società e della maggior parte dei partiti (indipendentemente dall'orientamento politico e dalla tradizione culturale) è negativa, forte e compatta. In aggiunta, nessuno sembra voler lavorare per un ttenimento dell'agenda conservatrice nel lungo periodo: simili questioni sono sollevate quasi sempre solo per ottenere visibilità, in modo strumentale. Al crollo dell'URSS non è seguito alcun cambiamento sostanziale:il socialismo sovietico e il successivo liberalismo libertario della neonata Federazione Russa non sono poi così diversi; si tratta di due ideologie profondamente moderne, storicamente opposte al diritto “naturale” a cui si richiamano (o dovrebbero richiamarsi) coloro i quali propongono di difendere il cristianesimo e la religiosità nella sfera statale e sociale: i cosiddetti “conservatori” o “tradizionalisti”. L'unico distinto che, a detta tanto dei suoi sostenitori quanto dei suoi antagonisti, renderebbe la Russia un paese conservatore – a differenza di quelli occidentali – è la sua politica in materia di unioni civili e matrimoni tra persone dello stesso sesso. Questo dovrebbe essere il punto decisivo: vale però la pena ricordare che fino a circa dieci anni fa le coppie omosessuali in Russia potevano, nei fatti, facilmente adottare bambini, a condizione che il minore fosse figlio biologico di uno dei partner. Quale “tradizione” starebbe dunque recuperando la Russia? In molte lingue europee e anche in russo esiste una certa intercambiabilità semantica tra i termini “conservatore” e “tradizionale”, soprattutto quando si parla di valori. I valori conservatori o tradizionali sono considerati più o meno la stessa cosa. Il latino conservāre significa semplicemente “preservare”: questo concetto implica soltanto che qualcosa ci ha preceduto, ma non dice nulla sulla natura di ciò che viene conservato e sul modo. Ciò che ci precede è dato e noi, proprio per questo, decidiamo di conservarlo. Il concetto di tradizione (dal latino trādĭtĭo, propriamente “trasmissione”) invece implica, di primo acchito paradossalmente, una certa “attività” dell'individuo e del suo legame diretto con il passato: le tradizioni consistono nella trasmissione dell'eredità delle generazioni precedenti da parte delle stesse. Esse presuppongono una consapevolezza di cui il concetto di conservatorismo può fare a meno. L'eredità “ricevuta” dalla Federazione russa è quella del regime bolscevico e non della Russia prerivoluzionaria. Pertanto, essa può essere definita un paese conservatore nel senso che “conserva” l'eredità sovietica (leggermente modificata in modo liberal-libertario negli anni '90), ma non ancora “tradizionale”. La retorica dell'“Occidente corrotto” che in realtà guarderebbe gogolianamente alla Russia per la propria salvezza non tiene conto della comunanza degli stessi problemi interni. L'inasprimento della retorica “conservatrice-tradizionale” deve essere spiegata a partire dalla situazione demografica e, in tempo di guerra, dalla necessità di tenere compatta la società civile (in altri termini, con ciò che nel secolo scorso in Europa occidentale era negativamente definito “conservatorismo borghese”).L'unico distinto che, a detta tanto dei suoi sostenitori quanto dei suoi antagonisti, renderebbe la Russia un paese conservatore – a differenza di quelli occidentali – è la sua politica in materia di unioni civili e matrimoni tra persone dello stesso sesso. Questo dovrebbe essere il punto decisivo: vale però la pena ricordare che fino a circa dieci anni fa le coppie omosessuali in Russia potevano, nei fatti, facilmente adottare bambini, a condizione che il minore fosse figlio biologico di uno dei partner. Quale “tradizione” starebbe dunque recuperando la Russia? In molte lingue europee e anche in russo esiste una certa intercambiabilità semantica tra i termini “conservatore” e “tradizionale”, soprattutto quando si parla di valori. I valori conservatori o tradizionali sono considerati più o meno la stessa cosa. Il latino conservāre significa semplicemente “preservare”: questo concetto implica soltanto che qualcosa ci ha preceduto, ma non dice nulla sulla natura di ciò che viene conservato e sul modo. Ciò che ci precede è dato e noi, proprio per questo, decidiamo di conservarlo. Il concetto di tradizione (dal latino trādĭtĭo, propriamente “trasmissione”) invece implica, di primo acchito paradossalmente, una certa “attività” dell'individuo e del suo legame diretto con il passato: le tradizioni consistono nella trasmissione dell'eredità delle generazioni precedenti da parte delle stesse. Esse presuppongono una consapevolezza di cui il concetto di conservatorismo può fare a meno. L'eredità “ricevuta” dalla Federazione russa è quella del regime bolscevico e non della Russia prerivoluzionaria. Pertanto, essa può essere definita un paese conservatore nel senso che “conserva” l'eredità sovietica (leggermente modificata in modo liberal-libertario negli anni '90), ma non ancora “tradizionale”. La retorica dell'“Occidente corrotto” che in realtà guarderebbe gogolianamente alla Russia per la propria salvezza non tiene conto della comunanza degli stessi problemi interni. L'inasprimento della retorica “conservatrice-tradizionale” deve essere spiegata a partire dalla situazione demografica e, in tempo di guerra, dalla necessità di tenere compatta la società civile (in altri termini, con ciò che nel secolo scorso in Europa occidentale era negativamente definito “conservatorismo borghese”).L'unico distinto che, a detta tanto dei suoi sostenitori quanto dei suoi antagonisti, renderebbe la Russia un paese conservatore – a differenza di quelli occidentali – è la sua politica in materia di unioni civili e matrimoni tra persone dello stesso sesso. Questo dovrebbe essere il punto decisivo: vale però la pena ricordare che fino a circa dieci anni fa le coppie omosessuali in Russia potevano, nei fatti, facilmente adottare bambini, a condizione che il minore fosse figlio biologico di uno dei partner. Quale “tradizione” starebbe dunque recuperando la Russia? In molte lingue europee e anche in russo esiste una certa intercambiabilità semantica tra i termini “conservatore” e “tradizionale”, soprattutto quando si parla di valori. I valori conservatori o tradizionali sono considerati più o meno la stessa cosa. Il latino conservāre significa semplicemente “preservare”: questo concetto implica soltanto che qualcosa ci ha preceduto, ma non dice nulla sulla natura di ciò che viene conservato e sul modo. Ciò che ci precede è dato e noi, proprio per questo, decidiamo di conservarlo. Il concetto di tradizione (dal latino trādĭtĭo, propriamente “trasmissione”) invece implica, di primo acchito paradossalmente, una certa “attività” dell'individuo e del suo legame diretto con il passato: le tradizioni consistono nella trasmissione dell'eredità delle generazioni precedenti da parte delle stesse. Esse presuppongono una consapevolezza di cui il concetto di conservatorismo può fare a meno. L'eredità “ricevuta” dalla Federazione russa è quella del regime bolscevico e non della Russia prerivoluzionaria. Pertanto, essa può essere definita un paese conservatore nel senso che “conserva” l'eredità sovietica (leggermente modificata in modo liberal-libertario negli anni '90), ma non ancora “tradizionale”. La retorica dell'“Occidente corrotto” che in realtà guarderebbe gogolianamente alla Russia per la propria salvezza non tiene conto della comunanza degli stessi problemi interni. L'inasprimento della retorica “conservatrice-tradizionale” deve essere spiegata a partire dalla situazione demografica e, in tempo di guerra, dalla necessità di tenere compatta la società civile (in altri termini, con ciò che nel secolo scorso in Europa occidentale era negativamente definito “conservatorismo borghese”).Quale “tradizione” starebbe dunque recuperando la Russia? In molte lingue europee e anche in russo esiste una certa intercambiabilità semantica tra i termini “conservatore” e “tradizionale”, soprattutto quando si parla di valori. I valori conservatori o tradizionali sono considerati più o meno la stessa cosa. Il latino conservāre significa semplicemente “preservare”: questo concetto implica soltanto che qualcosa ci ha preceduto, ma non dice nulla sulla natura di ciò che viene conservato e sul modo. Ciò che ci precede è dato e noi, proprio per questo, decidiamo di conservarlo. Il concetto di tradizione (dal latino trādĭtĭo, propriamente “trasmissione”) invece implica, di primo acchito paradossalmente, una certa “attività” dell'individuo e del suo legame diretto con il passato: le tradizioni consistono nella trasmissione dell'eredità delle generazioni precedenti da parte delle stesse. Esse presuppongono una consapevolezza di cui il concetto di conservatorismo può fare a meno. L'eredità “ricevuta” dalla Federazione russa è quella del regime bolscevico e non della Russia prerivoluzionaria. Pertanto, essa può essere definita un paese conservatore nel senso che “conserva” l'eredità sovietica (leggermente modificata in modo liberal-libertario negli anni '90), ma non ancora “tradizionale”. La retorica dell'“Occidente corrotto” che in realtà guarderebbe gogolianamente alla Russia per la propria salvezza non tiene conto della comunanza degli stessi problemi interni. L'inasprimento della retorica “conservatrice-tradizionale” deve essere spiegata a partire dalla situazione demografica e, in tempo di guerra, dalla necessità di tenere compatta la società civile (in altri termini, con ciò che nel secolo scorso in Europa occidentale era negativamente definito “conservatorismo borghese”).Quale “tradizione” starebbe dunque recuperando la Russia? In molte lingue europee e anche in russo esiste una certa intercambiabilità semantica tra i termini “conservatore” e “tradizionale”, soprattutto quando si parla di valori. I valori conservatori o tradizionali sono considerati più o meno la stessa cosa. Il latino conservāre significa semplicemente “preservare”: questo concetto implica soltanto che qualcosa ci ha preceduto, ma non dice nulla sulla natura di ciò che viene conservato e sul modo. Ciò che ci precede è dato e noi, proprio per questo, decidiamo di conservarlo. Il concetto di tradizione (dal latino trādĭtĭo, propriamente “trasmissione”) invece implica, di primo acchito paradossalmente, una certa “attività” dell'individuo e del suo legame diretto con il passato: le tradizioni consistono nella trasmissione dell'eredità delle generazioni precedenti da parte delle stesse. Esse presuppongono una consapevolezza di cui il concetto di conservatorismo può fare a meno. L'eredità “ricevuta” dalla Federazione russa è quella del regime bolscevico e non della Russia prerivoluzionaria. Pertanto, essa può essere definita un paese conservatore nel senso che “conserva” l'eredità sovietica (leggermente modificata in modo liberal-libertario negli anni '90), ma non ancora “tradizionale”. La retorica dell'“Occidente corrotto” che in realtà guarderebbe gogolianamente alla Russia per la propria salvezza non tiene conto della comunanza degli stessi problemi interni. L'inasprimento della retorica “conservatrice-tradizionale” deve essere spiegata a partire dalla situazione demografica e, in tempo di guerra, dalla necessità di tenere compatta la società civile (in altri termini, con ciò che nel secolo scorso in Europa occidentale era negativamente definito “conservatorismo borghese”).La retorica dell'“Occidente corrotto” che in realtà guarderebbe gogolianamente alla Russia per la propria salvezza non tiene conto della comunanza degli stessi problemi interni. L'inasprimento della retorica “conservatrice-tradizionale” deve essere spiegata a partire dalla situazione demografica e, in tempo di guerra, dalla necessità di tenere compatta la società civile (in altri termini, con ciò che nel secolo scorso in Europa occidentale era negativamente definito “conservatorismo borghese”).La retorica dell'“Occidente corrotto” che in realtà guarderebbe gogolianamente alla Russia per la propria salvezza non tiene conto della comunanza degli stessi problemi interni. L'inasprimento della retorica “conservatrice-tradizionale” deve essere spiegata a partire dalla situazione demografica e, in tempo di guerra, dalla necessità di tenere compatta la società civile (in altri termini, con ciò che nel secolo scorso in Europa occidentale era negativamente definito “conservatorismo borghese”).

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