
RIASSUTTO DELL'ARTICOLO
Il Futurismo di Marinetti è incompatibile con una destra identitaria che si proclami custode della tradizione, perché il suo programma esplicito è la distruzione del passato, dei musei, delle biblioteche e delle accademie. Rivendicarlo in chiave conservatrice è un paradosso ontologico: il Futurismo anticipa il transumanesimo, ossia la dissoluzione dell'uomo radicato nella carne, nella memoria e nella comunità, in favore della fusione con la macchina. Il Fascismo seppe contenere questa deriva incanalandola dentro una sintesi più ampia tra romanità e modernità, sintesi che la destra contemporanea non ha mai replicato. La destra deve scegliere: o radici, o ebbrezza cinetica.
C'è un vizio tutto contemporaneo, nel perimetro della destra identitaria e conservatrice, che consiste nel citare il Futurismo come fosse una vecchia gloria da medagliere, un santino polveroso da esibire per darsi un tono di “avanguardia” senza però averne il fegato o la visione. È un cortocircuito logico e culturale che rasenta il ridicolo: si rivendica Marinetti per opporsi al progressismo liberale, senza accorgersi che il Futurismo è, per distacco, la forza più violentemente anti-tradizionale che la storia italiana abbia mai partorito.
La destra odierna si dice custode delle radici, sentinella del passato, difenditrice di una linea di continuità storica che affonda nei secoli. Benissimo. Ma allora, cosa c'entra con chi voleva “distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie”?
Il Futurismo non era una carezza alla storia d'Italia; era il tentativo di uccidere il passato per far nascere l'uomo nuovo. Rivendicare il Futurismo in chiave conservatrice è un paradosso ontologico. Se la tua missione è preservare l'identità che deriva dalla storia, non puoi abbracciare un movimento che definisce la memoria come un cancro da estirpare. Il Futurismo è la negazione delle radici in favore della velocità, della macchina e dell'ebbrezza cinetica.
Mentre la destra oggi guarda con sospetto all'algoritmo, diffida dell'intelligenza artificiale e teme la deriva tecnocratica, dimentica che il Futurismo è stato l'anticipazione estetica e filosofica del transumanesimo.
“Noi vogliamo celebrare l'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra.”
Non c'era spazio per la contemplazione della Natura o per il sacro silenzio della tradizione. C'era l'esaltazione della tecnica come religione, della carne che si fonde con l'acciaio. Il Futurismo è l'idolatria del progresso nella sua forma più incendiaria e brutale. Se oggi la destra vuole essere identitaria, come può sposare una visione che vede nel corpo umano solo un limite da superare attraverso la potenza della macchina? Come può difendere l'uomo radicato in una comunità, in una terra, in una memoria, e contemporaneamente esaltare chi proclamava l'obsolescenza biologica dell'uomo stesso?
Molti giustificano questo legame perché il Futurismo aderì al Fascismo. Ma è una lettura superficiale. Il Futurismo aderì al Fascismo perché in esso vedeva la rivoluzione, l'urto, la novità assoluta che faceva piazza pulita del vecchio mondo liberale e parlamentare. Il Fascismo storico fu però un fenomeno di una complessità superiore, capace di una sintesi che la destra post-fascista non ha mai nemmeno lontanamente compreso.
Il Fascismo era avanguardia, sì, ma non rinnegava il passato: lo usava come propellente. Era la Romanità che diventava acciaio. Era il mito che si faceva stato moderno. Il Futurismo era solo una delle sue anime, la più estrema e iconoclasta, che il regime seppe arginare e incanalare per non farsi divorare dal nichilismo della velocità fine a sé stessa.
Oggi la destra si trova in un vicolo cieco. Da una parte si dichiara conservatrice e identitaria, cercando rifugio in un passato rassicurante; dall'altra subisce il fascino di un'estetica futurista di cui non accetta le conseguenze logiche.
Se sei per le radici, non puoi essere per il Futurismo. Se sei per la tradizione, non puoi esaltare il movimento che voleva dare fuoco alle città per farle risplendere di elettricità. Il Futurismo è la negazione dell'identità storica. È una proiezione verso un futuro dove l'uomo è solo un ingranaggio di un ingranaggio più grande.
Cari conservatori, smettetela di giocare con le taniche di benzina di Marinetti se poi avete paura di bruciarvi le mani. La destra deve scegliere: o è la custode di una civiltà millenaria, o è l'ancella di un progresso tecnologico che, prima o poi, cancellerà proprio quel passato che lei dice di voler difendere.