
Una tendenza poco considerata in riferimento al contesto russo è quella del neopaganesimo. In questo caso, non si intende la tendenza idolatrica tipica delle opulente società di massa individualistiche contemporanee e, pertanto, comune a tutto il mondo europeo e occidentale, ma il richiamo a forme di religiosità e spiritualità preabramitiche (soprattutto precristiane). Il modo in cui ciò avviene in Russia conferma la specificità del processo di secolarizzazione post-1917, su cui ci siamo già soffermati. Dopo la rivoluzione, infatti, si è affermato sostanzialmente un approccio immanentista: prima del crollo dell’URSS in questo modo erano intesi il materialismo dialettico e la filosofia della storia di matrice leninista-marxista, mentre, successivamente, ogni (apparente) novità. In altre parole, è inconsciamente accettato che per rigettare il materialismo nel senso più lato del termine – ossia l’appoccio immanentista – sia sufficiente richiamarsi a qualcosa di altro e opposto: la religione, lo “spirito” etc. Cambiano i concetti e il lessico, ma la visione delle cose rimane grossomodo intatta. Proprio per questo motivo risulta problematica la già menzionata definizione della società postsovietica come “postatea”: se ciò può valere dal punto di vista religioso-confessionale (ossia alla possibilità di definirsi, per esempio, “cristiani” e, a differenza di ciò che avveniva prima, vivere questa realtà), il senso della trascendenza a livello di “inconscio collettivo” risulta difficilmente recuperabile. Il “salto” dall'”alto” al “basso”, appunto, da una visione del mondo che rispecchia un’idea di trascendenza verso una immanentistica, è, tutto sommato, facilmente attuabile: quello inverso, invece, no. Ritornare dal “basso” verso l'”alto” richiede un cambiamento di paradigma radicale, difficilmente attuabile in tempi così brevi, soprattutto se considerata l’accelerazione del tempo caratteristica degli ultimi decenni. Ciò spiega l’equiparazione erronea diffusa nel contesto russo tra l’elemento trascendente, metafisico, religioso, spirituale, magico ed esoterico, che intende tutti i livelli appena elencati in senso meramente (occulto)-“spiritualistico”. Uno dei rappresentanti più noti del neopaganesimo russo contemporaneo è Veleslav Čerkasov (il vero nome è Il‘ja Gennad’evič Čerkasov). Ideologo del neopaganesimo slavo, egli è autore di molti volumi. Veleslav è abbastanza noto anche al di fuori dello spazio telegram dedito a tali tematiche, essendo il leader della comunità slava “Rodoljubie” (con questo termine – o “rodoverie”, “rodobožie” – si intendono i movimenti religiosi volti a far rivivere i rituali e le credenze precristiane). Egli è autore del Credo neopagano, cioè della formulazione “dogmatica” della ritrovata fede panslava. Questo testo conferma ulteriormente le nostre tesi; infatti, per l’accettazione della nuova religiosità da parte di individui storicamente abituati al cristianesimo ortodosso, Veleslav si rifà al testo di una delle preghiere più note e importanti non solo formalmente, ma anche contenutisticamente, introducendo concetti assolutamente incompatibili con il senso del paganesimo. Pertanto, questa operazione non è da valutare in base all’efficacia “pratica” sperata, ossia al convincimento secondo cui in questo modo sia possibile riconvertire un maggior numero di persone. Forte della convinzione che tutto sia paragonabile, riformulabile, “traducibile” e, perciò, conciliabile, l’autore propone consapevolmente una versione cristianizzata del paganesimo fondato su concetti quali, appunto, il “credo”, la fede e la sua professione etc. Si allega il testo del Credo (Verju) neopagano: «Credo nel Cielo e nella Terra, nel Sole e nella Luna e nel sacro manto stellato sopra di noi. Credo nella Natura vivente e universale e nel Cuore Profetico che si trova nel petto dell’uomo e attraverso il quale gli Dei parlano a chi sa ascoltare e comprendere. Credo nella pura e infinita Magia, diffusa in tutte le cose, che ribolle come vino di gaudio e inebria. Credo che gli Antenati vivano nel mio Sangue e giudichino attraverso la mia Coscienza. Credo che non ci siano limiti nell’Ascesa Eterna. Credo nell’Indicibile e nell’Inesprimibile, che sono al di sopra di tutti i nomi e le parole» (la traduzione dal russo è dell’autore dell’articolo). Anche se si trattasse di una mera strategia comunicativa, essa non sarebbe vantaggiosa poiché considera reale la presa del cristianesimo sulla popolazione. A fronte degli ottimi risultati della scristianizzazione sovietica, sarebbe stato più conveniente proporre un nuovo tipo di religiosità. Il richiamo a concetti appartenenti a una tradizione che, per il momento, a livello generale mantiene solo una valenza simbolico-identitaria, complica le cose e conferma quanto sopra affermato.