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03 Mar
IRAN: NON BASTA UCCIDERE LA GUIDA SUPREMA. LA VERA PARTITA INIZIA ADESSO

Mentre i “giardinieri” del Pentagono e i teorici del regime change a Tel Aviv festeggiano la riuscita dell’Operazione Epic Fury e la morte di Ali Khamenei, essi cadono ancora una volta nella trappola della cecità intellettuale. Pensano in termini di “mappe” e “gerarchie”, ignorando la natura antifragile dei sistemi complessi nati dalla resistenza. L’errore dei moderni crociati tecnologici è credere che la Repubblica Islamica sia un castello di carte che crolla se togli la carta più alta. Errore fatale. L’Iran non è una dittatura, non lo è sicuramente in stile latino-americano; è un’Idra burocratica-militare.Il sistema di governo iraniano è volutamente ridondante. La morte della Guida Suprema non crea un vuoto, ma attiva un protocollo: il Consiglio di leadership ad interim (Pezeshkian, Ejei e i giuristi) è già in funzione. L’Iran non “cade” perché il suo vero potere risiede nella distribuzione molecolare delle IRGC (Pasdaran), che prosperano nel caos. Come ho spiegato in Antifragile, lo stress rafforza gli organismi che hanno imparato a nutrirsi del disordine. Le bombe su Dubai, Doha e Manama di queste ore non sono “follia”, ma pura logica di deterrenza.I vicini del Golfo hanno cercato di fare i “furbi”: fornire basi agli USA (Al Dhafra, Al Udeid) dichiarandosi ufficialmente neutrali. L’Iran ha rimosso questa asimmetria. Colpendo i vicini, Teheran dice: “Se c’è un rischio, dovete metterci la pelle anche voi”.Colpendo gli aeroporti civili e le infrastrutture dei vicini, l’Iran trasforma l’intera regione in una “zona proibita”, rendendo il costo della guerra insostenibile per l’economia globale, molto più di quanto lo sia per la sua economia già sanzionata e abituata al dolore.Cosa accadrà ora?Non aspettatevi una rivoluzione liberale domani mattina. Aspettatevi questo:Consolidamento dei “Duri”: La morte di Khamenei sotto bombe straniere trasforma un leader contestato in un martire nazionale, compattando anche i moderati dietro la bandiera per puro istinto di sopravvivenza. L’Assemblea degli Esperti sceglierà un profilo ancora più intransigente (forse Mojtaba Khamenei o un fedelissimo delle IRGC).Poiché non possono vincere una guerra simmetrica contro gli F-35, useranno l’unica arma che funziona: l’opacità. Bloccheranno lo Stretto di Hormuz non con la flotta, ma con migliaia di mine intelligenti e droni.Gli USA hanno scommesso su un colpo chirurgico. Ma i sistemi complessi non reagiscono chirurgicamente; reagiscono in modo non lineare. Un aumento del petrolio a 200 dollari al barile farà cadere più governi in Occidente di quanti missili servirebbero per abbattere il regime a Teheran. Uccidere il sovrano è un atto lineare in un mondo non lineare. L’Iran è sopravvissuto a una guerra di otto anni contro l’Iraq quando era un neonato; oggi è un organismo adulto che ha incorporato il trauma nel suo DNA. Chi pensa che la morte di un uomo di 86 anni (86 anni… ) sia la fine del sistema non ha capito nulla della storia, né della sopravvivenza.

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