
Il sangue tornato a scorrere nelle strade di Lione riapre una ferita mai del tutto rimarginata nella memoria europea. La morte di Quentin Deranque, 23 anni, vittima di un brutale pestaggio a margine di una conferenza politica a Sciences Po Lyon, ha proiettato la cronaca odierna in un passato che molti credevano sepolto: quello degli “anni di piombo” e degli scontri ideologici che non risparmiano la vita umana.Un omicidio volontario, Quentin Deranque, giovane descritto dai suoi cari come un “cattolico devoto” impegnato nel coro e nel sociale, è stato aggredito da un gruppo di almeno sei persone a volto coperto. Le indagini della Procura di Lione, inizialmente aperte per lesioni, sono state riqualificate in omicidio volontario dopo che l’autopsia ha rivelato la ferocia dell’attacco: numerosi colpi alla testa inflitti mentre il giovane era già a terra.Le autorità hanno fermato nove sospettati, alcuni dei quali legati a collettivi della sinistra radicale come la Jeune Garde. Tra gli arrestati figura anche un assistente parlamentare di La France Insoumise, fatto che ha scatenato una tempesta politica tra il governo di Emmanuel Macron e i leader del Rassemblement National, Marine Le Pen e Jordan Bardella, che chiedono lo scioglimento delle “milizie antifasciste”. Per molti osservatori, il caso Deranque non è un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di una tragica cronologia di violenza perpetrata in nome dell’antifascismo contro “persone indifese” o colpite per la sola appartenenza ideologica ricordando casi passati ma ancora vivi nella memoria: Sergio Ramelli (1975). Lo studente milanese fu massacrato a colpi di chiave inglese sotto casa da militanti di Avanguardia Operaia. La sua colpa fu un tema scolastico critico verso le Brigate Rosse.I fratelli Mattei (1973): Virgilio e Stefano, di 22 e 8 anni, morirono nel rogo di Primavalle a Roma, appiccato da membri di Potere Operaio contro l’abitazione di un esponente del MSI.Quentin Deranque (2026): Un omicidio che, secondo i critici, dimostra come la retorica della “lotta al fascismo” (in un’epoca in cui il regime storico non esiste più) venga oggi usata per legittimare l’eliminazione fisica dell’avversario politico.Definirsi antifascista legittima questi comportamenti violenti, vigliacchi e senza senso.Mentre la premier italiana Giorgia Meloni ha espresso cordoglio parlando di un “clima di odio ideologico che attraversa l’Europa”, il presidente Macron ha condannato l’atrocità del delitto, pur cercando di evitare che la tragedia si trasformi in una scintilla per una guerra civile ideologica. Resta il fatto che la morte di un ventenne per le sue idee, qualunque esse siano, rappresenta una sconfitta per tutta la società cosiddetta civile e un segnale d’allarme sulla radicalizzazione della violenza politica della sinistra e dell’antifascismo.