
L’aggressione da parte del ragazzo tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa a Roma, lascia senza parole. Per due motivi, di segno opposto. Innanzitutto, per la gravità del fatto: un tempo poteva capitare che i ragazzi andassero a scuola temendo, giustamente, la reazione degli insegnanti se avevano fatto qualcosa di sbagliato. Oggi, può capitare che sia l’insegnante ad aver paura se ha dato un brutto voto, addirittura di finire accoltellata. Poi, abbiamo la reazione dell’insegnante. Niente rabbia, niente rancore. Ha detto di aver già perdonato il ragazzo, di essere dispiaciuta per non essere riuscita a capire il suo disagio, di volerlo abbracciare. In questa insegnante c’è qualcosa di eroico e di straordinario. Che ci fa capire quanto, in generale, la scuola italiana abbia comunque molte potenzialità, anche di fronte alle tragedie ed alle difficoltà dei tempi. Per affrontare quanto sta succedendo tra i giovani con episodi che si moltiplicano e che lasciano sconcertati bisogna ripartire proprio dalla scuola e dalla formazione degli insegnanti che non sempre è adeguata. Dire che ci vogliono punizioni esemplari, può essere comprensibile a livello di slogan, ed anche utile a non far passare messaggi buonisti. Ma per affrontare e risolvere il problema e fare in modo che gli insegnati non diventino vittime e che i valori non vengano invertiti, abbiamo bisogno che la scuola lavori con pazienza e determinazione per trovare una relazione educativa più efficace con gli studenti. Buona domenica e buona settimana.