
Il Governo ha presentato un disegno di legge che, secondo la ricostruzione data dai mezzi di informazione, prevederebbe l’inversione dell’onere della prova rispetto all’imputabilità dei minori dai 14 ai 18 anni. Oggi non sarebbero imputabili, salvo prova contraria fornita dall’accusa, domani diventerebbero imputabili, salvo prova contraria fornita dalla difesa. Per il resto, non cambierebbe nulla, godrebbero sempre e comunque di uno sconto di pena. In realtà, non è proprio così. L’articolo 98 del codice penale secondo la attuale formulazione recita “è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto gli anni 14, ma non ancora i 18, se aveva la capacità di intendere di volere, ma la pena è diminuita”. La norma non dice che il minore non è imputabile, semmai che la capacità di intendere di volere va accertata in concreto. Il codice, sul punto, ha una posizione neutra. Questo non lo dico io, ma la unanime giurisprudenza della Corte di Cassazione. Ed in effetti, i dati ci dicono che i minori dei 14 ai 18 anni sono considerati imputabili nel 90% dei casi. Del resto, è giusto che sia il Tribunale, indipendentemente dalle allegazioni delle parti, a valutare se un minore è capace di intendere e di volere o no. Il punto quindi, dai 14 ai 18 anni, non è la mancanza di imputabilità. Altra cosa, paradossalmente, sarebbe stata quella di discutere dello sconto di pena che oggi si applica a prescindere. Il problema della delinquenza minorile certo esiste, per questo è necessario più che altro un intervento che venga a destinare risorse per l’effettivo recupero dei minori imputabili. Buona domenica e buona settimana.