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05 Aug
LA PORNODESTRA

Leggo che al convegno di Azione Universitaria di Latina i giovani meloniani hanno invitato come ospite d’onore….Rocco Siffredi.
Il popolare  lenone e mercenario del sesso  ha ricambiato  l’onore con entusiasmo, elogiando il governo Meloni.
Ma come? FdI non si propone o forse si proponeva come un partito rispettoso dei “valori tradizionali”? Alla faccia.
Anche Pannella onorava e candidava Cicciolina, ma almeno non si presentava  come difensore della famiglia e della virtù.
Suvvia, un minimo di coerenza.
E soprattutto sembra completamente mancare anche a questa maladestra la consapevolezza dei danni individuali, familiari e sociali indotti dalla pornografia, che è il prodotto più estremo del sistema orgiastico-mercantile.
La pornografia è  la mercificazione e spettacolarizzazione dell’orgia come prodotto di consumo.  La sessualità più degradante, perversa e polimorfa, per il commercio più degradante: quello dei corpi.
Corpi ridotti a mero strumento. E' l'estrema  reificazione, cosificazione dell'umano del commercialismo orgiastico.

Ha scritto il grande sociologo Sabino Acquaviva: “La penetrazione capillare della pornografia contribuisce al divorzio tra sessualità e procreazione  e al rifiuto di quest’ultima".
Aggiungendo:  “Il sesso come merce  distrugge anche la religione e la pratica religiosa”.  
Se non bastasse ancora,  Fabrizio Fratus, saggista ora non lontano dall’area politica meloniana, ha ampiamente dimostrato nel suo “L’ideologia del godimento. Pornografia e potere nella società delle immagini”,  gli effetti distruttivi sulla mente di chi ne diventa consumatore abituale.
Sia per la dipendenza simile alla droga e al gioco d’azzardo che essa instaura, sia per la totale incapacità del suo consumatore abituale, da un certo punto in poi, di praticare rapporti sessuali che non siamo “estremi”e bestiali.
 
A destra come a sinistra manca completamente alla classe politica attuale la consapevolezza dell'esistenza di una gerarchia di valori, anzi di principi immutabili, che possiamo conoscere non solo con la fede religiosa, ma anche con l’intuizione intellettuale e  infine il ragionamento.
Questa ignoranza  di una gerarchia  di principi trascendenti i singoli individui, che coincide con la legge naturale, e poi col bene comune, porta inevitabilmente, nell’era della dimenticanza del divino, al vuoto del nichilismo.

Ancora una volta questa maladestra della deboscia si dimostra portatrice insana , non meno della sinistra, di un nichilismo radicale.  A volte questo nichilismo si esprime come culto del denaro e di chi lo possiede, con annessa subalternità integrale ai poteri finanziari;  altre nell’esaltazione dell’erotismo più  laido.
Si esprime in maniera un po’ diversa  da quello della sinistra , apparendo  a molti come “male minore” rispetto al  wokismo fucsia omoerotico e genderista dell’altra parte.
Vorrei fare notare che  anche un male minore - ammesso che lo sia veramente - se non curato porta  ugualmente alla morte.
Quella dell'uomo e della civiltà.

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