
In tempi recenti, su questo sito si è aperto un dibattito dialettico sul rapporto tra la governance del centro-destra e le domande inespresse del precedente decennio populista e sovranista. I grandi eventi biopolitici e geopolitici hanno senza dubbio modificato le strategie di molti partiti verso la creazione di nuovi percorsi istituzionali. Va detto che però il centro-destra italiano ha solide radici nel centrismo con perno democristiano, ampiamente sostenuto da una parte della Chiesa, e che tale blocco, a partire dalla seconda repubblica, si è ricostituito con la nota “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, facendo già dal 1994 del centro-destra un laboratorio per le destre plurali. Non c’è dubbio però che il mondo post-guerra fredda sia percorso da uno scontro di civiltà sia a livello internazionale sia da una complessa dialettica anche identitaria tra popoli ed elite. Sotto questo aspetto la cultura della destra si è profondamente modificata e oggi è attraversata da questa dialettica. Crediamo che sia profondamente sbagliato affrontare questi temi con la superficialità a volte becera che spesso è visibile nei media e social media e sia necessario dare spazio alla cultura politica come premessa per costruire una seria classe dirigente. Ne parliamo con Daniele Dell’Orco, una figura che incarna proprio questa esigenza di profondità: giornalista con una penna affilata, editore visionario e autore di reportage che spaziano dall’Italia al mondo, Dell’Orco ha saputo trasformare la passione per la politica in un impegno concreto per ridare dignità al dibattito pubblico. Nato ad Alatri nel 1989, ha collaborato con testate come Libero e Il Giornale, realizzando inchieste da dieci paesi diversi, e ha fondato nel 2015 Idrovolante Edizioni, un progetto che va oltre la semplice pubblicazione di libri, diventando un vero incubatore di idee per una destra pensante, lontana dai clamori effimeri. Vuole presentarsi al nostro pubblico?La vostra intro è fin troppo generosa. Diciamo che nel mio piccolo ho sempre sentito il forte desiderio di indipendenza, che non vuol dire necessità di rinchiudersi nelle proprie torri d’avorio, bensì volontà di tenersi a distanza di sicurezza dalle contaminazioni.Lo scenario politico locale, nazionale e internazionale non è mai stato così fluido, anche per via del forte disorientamento prodotto dagli eventi di portata storica che stiamo vivendo.La risposta standard dei media e della politica di fronte a tutto ciò è: polarizzare. Giacché la polarizzazione banalizza la lettura delle cose e favorisce l’idottrinamento. È un modo disperato per provare a dominare il caos cognitivo che vive ognuno di noi.Ma c’è una fregatura: il mondo non è in bianco e nero, quindi questo approccio non potrà fare altro che produrre incoerenza, inconsistenza e quindi ulteriore disorientamento.Attraverso il lavoro che cerco di portare avanti intendo al contrario sottolineare queste inconsistenze, anziché propormi come opinion leader-guru da seguire in base a un mero atto di fede.Non nego che ciò possa scatenare una certa diffidenza. Le domande che uno finisce per porsi sono sempre le stesse: “Con chi sta? Chi lo finanzia? Per chi vota? Dove vuole andare a parare?”La risposta sta semplicemente nel moto.Se la storia ci ha destinati a tempi ansiogeni, anziché categorizzare il pensiero è necessario formarlo al di fuori di qualsiasi schema. L’ansia è energia. E l’energia deve tradursi in moto. Non solo fisico, ma anche cerebrale. Ci parli dell’attività di “Idrovolante”L’idrovolante è un veicolo. Solca indistamente cielo e mare. È avventuroso ma impopolare. È sognatore ma per nulla pratico. Per questo motivo sembra essere lo “sconfitto” nella storia dell’aviazione. In molti, però, non possono proprio fare a meno di togliersi dalla mente la fascinazione che produce, e che produsse nella sua grande epopea spirituale e tecnologica del primo Novecento. Allo stesso modo, la casa editrice che porta il suo nome non può che esserne il più fedele dei richiami: pubblichiamo volumi avventurosi, lontani, che portano con sé storie nascoste, dolorose, snobbate.E lo facciamo, di nuovo, senza schemi preconfezionati. Una bella storia da noi troverà sempre spazio, a prescindere dal tratto politico, dal background dell’autore o dalle reazioni che potrebbe scatenare.Anzi: la reazione è sinonimo del moto di cui sopra. Se nessuno reagisce in alcun modo a ciò che fai, vuol dire che sei fermo. Una valutazione sui pro e contro del governo MeloniNon è tanto una valutazione di merito, quanto di metodo. Il governo Meloni è stato eletto, e continua ad essere apprezzato, per il crisma di affidabilità che trasmette. Sia dentro che fuori dall’Italia. Ciò che questo governo si trova tra le mani, però, è una responsabilità storica che deve essere tracciata, identificata e colta meglio.Non si tratta di avere le carte in regola per essere considerati più concreti dell’alternativa, perché questo approccio comporta la mera rincorsa alle categorie elettorali più numerose e/o vantaggiose per poter vincere l’elezione successiva.Si tratta piuttosto di riuscire ad apportare cambiamenti sostanziali: nel ruolo dell’Italia negli equilibri geostrategici, nella visione del nostro futuro e della nostra indipendenza al tempo del caos, nella riforma non solo degli aspetti pratici (giustizia, fisco, cultura etc.) quanto degli approcci mentali.Troppo a lungo l’Italia e gli italiani si sono limitati alla “gestione degli affari correnti” e si sono trastullati su una sorta di familismo amorale in salsa politica.Ora però il mondo cambia con una rapidità tale da rendere concetti come “la rincorsa del posto fisso”, il “piano pensionistico” e la stabilità in generale anacronistici se non addirittura pericolosi. Ecco perché le disparità stanno aumentando. E con loro il malcontento generazionale. Perché i nostri genitori e i nostri nonni hanno vissuto meglio di noi, e nelle nuove generazioni solo in pochi potranno riuscire a raggiungere quel modus vivendi. Abbiamo pensato che gli 80 anni successivi alla Seconda guerra mondiale siano lo standard perpetuo.Non è così. Il mondo è una giungla. Lo è sempre stato. Solo non in Europa e non in questa breve finestra della storia.Ecco, di ciò bisogna rendersi consapevoli. Tutti. Il privilegio non può più esistere. La tranquillità nemmeno. La comfort zone è un feticcio storico. Serve un approccio “Idrovolante”: la realtà va affrontata per ciò che è, provando ad elaborare le idee migliori per poter affrontare al meglio delle nostre capacità tanto il cielo tempestoso quanto mare in burrasca. Se ciò dovesse significare mettere da parte le proprie certezze, così sia. Il “noto” è svanito. Resta solo l’ignoto. Sta a noi decidere come prenderlo di petto.