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02 Jun
Se il centrodestra diventa indistinguibile culturalmente dal centrosinistra sui temi etici, allora perde una delle sue principali ragioni d’essere.

Per anni il centrodestra italiano ha avuto una forza che il centrosinistra non è mai riuscito davvero a costruire: una sintesi politica chiara tra libertà economica, identità nazionale e valori sociali radicati nella tradizione cristiana del Paese.
Era questa la grande intuizione di Silvio Berlusconi: unire mondi diversi senza cancellarne l’identità. Il cattolico conservatore poteva convivere con il liberale, il moderato con il patriota, perché esisteva una direzione culturale comune.
Oggi invece il problema politico dentro il centrodestra ha un nome preciso: Forza Italia.
Perché nel momento in cui FI decide di inseguire le battaglie radicali sul fine vita, sull’individualismo assoluto e sulla trasformazione dei diritti civili in nuova religione politica, rompe un equilibrio storico e introduce nel centrodestra le stesse contraddizioni che per anni hanno logorato il centrosinistra.
Il punto non è demonizzare il dibattito, che nel centro destra non dovrebbe esistere. Il punto è capire cosa rappresenta una coalizione.
Se il centrodestra diventa indistinguibile culturalmente dal centrosinistra sui temi etici, allora perde una delle sue principali ragioni d’essere.
Per decenni milioni di elettori cattolici hanno guardato al centrodestra come a uno spazio politico dove non dovevano vergognarsi di difendere il principio della sacralità della vita, il valore della famiglia, il limite etico al dominio dell’individualismo assoluto.
Nel centrosinistra, invece, quelle sensibilità venivano spesso considerate residui del passato da tollerare temporaneamente. E infatti il PD vive ancora oggi una guerra interna permanente tra cattolici democratici e progressismo radicale.
Forza Italia rischia ora di importare quello stesso conflitto dentro il centrodestra.
È una scelta profondamente sbagliata sul piano politico prima ancora che morale.

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