
Non è un mistero che il rapporto tra l’attuale dirigenza politica e l’intellighenzia d’area a Destra stia attraversando una fase di stasi, se non di vera e propria frizione. I nomi da Pietrangelo Buttafuoco a Marcello Veneziani, dal rigore storico di Franco Cardini alla presenza iconica di Beatrice Venezi, non sono semplici "simpatizzanti", ma i custodi di una tradizione di pensiero che ha tenuto viva la fiamma della destra quando questa era relegata ai margini.
Se il governo di Giorgia Meloni vuole davvero incidere nella storia del Paese, non può limitarsi alla gestione dell’esistente. Deve passare dalla "cultura del presidio" alla "cultura del progetto".
Il primo errore da evitare è l’isolamento. Se i grandi nomi della cultura di destra si sentono distanti, il rischio è che lo spazio culturale venga riempito non da "referenti meno conosciuti" ma validi, bensì da una burocrazia interna che manca di visione.
Serve creare dei consigli d’Indirizzo per le grandi istituzioni culturali che non siano spartizioni manualistiche, ma luoghi di confronto dove i "padri nobili" e le nuove leve possano dialogare senza il timore di essere "normalizzati" dal Realpolitik. La forza storica della destra italiana è sempre stata la sua eterogeneità: cattolici tradizionalisti, futuristi, conservatori europeisti e identitari. Allontanare figure come Cardini o Veneziani solo perché critici su singoli dossier (come la politica estera o l’assetto europeo) è un autogol. Una destra matura deve saper accettare il dissenso interno come linfa vitale. La cultura non è una linea di comando militare; è un’architettura di idee.
Si accusa la destra di non avere referenti giovani. La realtà è che mancano i canali di emersione, il nostro laboratorio culturale, conosciuto e citato per il lavoro svolto da ormai molti anni ha diversi nomi preparati che collaborano più con giornali indipendenti che con il governo.
Cosa Fare? Istituire borse di studio e centri studi indipendenti (non legati direttamente al partito) che permettano a giovani ricercatori, artisti e scrittori di formarsi. La cultura non si improvvisa per nomina ministeriale, si coltiva nei decenni.
"Una politica senza cultura è un corpo senza scheletro: può anche muoversi, ma non resterà mai in piedi di fronte alle tempeste della storia", una citazione di G. Andreotti che spiega bene l'importanza della cultura.
Il compito di Giorgia Meloni non è solo governare l'economia come fosse un amministratore condominiale, ma dimostrare che esiste una narrazione Italiana alternativa a quella egemone degli ultimi decenni. Per farlo, non servono soldati, servono pensatori. È tempo di ricucire lo strappo con chi ha il coraggio di pensare fuori dal coro, anche quando quel coro è quello del governo.
La cultura di destra esiste, è viva e pulsante. Il governo deve solo decidere se vuole abitarla o se preferisce restare a guardarla da fuori, chiusa nei palazzi del potere.