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22 Jun
SORGE UN DUBBIO: AL MINISTERO DELLA CULTURA SONO CONFUSI?

C'è qualcosa di profondamente contraddittorio nell'ennesima iniziativa a tema Pride ospitata negli spazi di Palazzo Poli, sede dell'Istituto Centrale per la Grafica, affacciata sulla Fontana di Trevi. L'evento “Grafica Pride” viene presentato come una serata dedicata all'inclusione, alla queerness e alle nuove narrazioni identitarie promosse da un ente che dipende dal Ministero della Cultura. La questione non riguarda la libertà di espressione. In una democrazia ciascuno ha il diritto di promuovere le proprie idee, organizzare eventi e sostenere le proprie battaglie culturali. Il punto è un altro: quale visione culturale intende sostenere un governo di destracentro (?) attraverso le istituzioni pubbliche che amministra? Milioni di elettori hanno votato l'attuale maggioranza anche perché ritenevano esaurita una stagione culturale dominata dalle politiche wake, dalla centralità delle questioni di genere e dalla trasformazione delle istituzioni in luoghi di attivismo politico. Che piaccia o meno, questa è stata una delle chiavi del consenso ottenuto dal centrodestra negli ultimi anni. Per questo sorprende che proprio sotto la guida del Ministero della Cultura (Ministro per caso, inoltre) trovino spazio iniziative che sembrano riproporre esattamente quel paradigma culturale che la destra aveva promesso di superare. Quando un museo statale organizza incontri dedicati alla queerness, all'identità di genere e alle nuove rappresentazioni si svegliò, il messaggio politico e simbolico è inevitabile. La domanda è semplice: dov'è la discontinuità culturale annunciata? Dov'è quel pluralismo che avrebbe dovuto riequilibrare decenni di egemonia progressista nel mondo della cultura? Il problema è l'assenza di una linea riconoscibile. Se un governo di destracentro finanzia, promuove o legittima le stesse impostazioni culturali che per anni ha contestato all'opposizione, allora si apre una questione di coerenza politica prima ancora che ideologica. E poi si parla di egemonia culturale della sinistra da abbattere… Molti elettori faticano a comprendere quale sia oggi la direzione del Ministero della Cultura. Invece di valorizzare la storia nazionale, il patrimonio artistico, la tradizione letteraria e la costruzione di un'identità culturale condivisa, sembra prevalere una rincorsa a temi che appartengono più al lessico della sinistra progressista che a quello della destra conservatrice. Per questo le critiche che arrivano da associazioni e osservatori non possono essere liquidate come semplici polemiche. Esse esprimono un disagio politico reale: la sensazione che il cambiamento promesso non stava trovando attuazione proprio nel settore che avrebbe dovuto rappresentarne il cuore strategico. La vera domanda, allora, non riguarda il Pride. Riguarda il governo. Quale politica culturale vuole costruire? Quale idea di nazione,di patrimonio e di identità intende trasmettere attraverso le proprie istituzioni? Alle prossime elezioni politiche vuole riproporci candidati parlamentari e senatori inadatti? Impreparati? Finché questa risposta resterà sfumata, ogni nuova iniziativa simbolica finirà per alimentare lo stesso interrogativo: qualcuno, ai vertici dell'esecutivo, si accorge che la linea culturale del governo appare sempre più confusa e contraddittoria?

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