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03 Mar
SULLE TRACCE DI IL’IN. CONTINUA IL VIAGGIO

Tratto dall’articolo L’URSS non è la Russia (SSSR — ne Rossija). 

«Per 24 anni i comunisti hanno imposto l’internazionali smo  e cercato di estinguere nel popolo russo il sentimento nazionale e il patriottismo, accorgendosene solo nel 1941, quando era ormai tardi e videro che i soldati russi non volevano combattere per l’internazionale sovietica. Tollerarono il nazionalismo russo solo nella misura in cui fosse utile alla guerra. Per 26 anni hanno soffocato la fede, distrutto le chiese, sterminato i pastori e perseguitato i credenti. Chiamarono in aiuto la Chiesa ortodossa solo nel 1943, promettendole tolleranza a condizione di una sottomissione assoluta e di una partecipazione alla corruzione e alla conquista del mondo. Tuttavia, nell’estate del 1947, dichiararono nuovamente che “il prete è un nemico giurato dello Stato sovietico” e che “un credente non può essere un cittadino leale dell’Unione Sovietica”. Sostituirono l’amore  con l’odio di classe, e poi con l’odio universale. Rimpiazzarono l’umiltà  con l’arroganza e la superbia rivoluzionaria. Calpestarono il prezioso senso della gerarchia, ridicolizzando i migliori e promuovendo i peggiori: ignoranti, feroci, opportunisti, corrotti, ciarlatori, adulatori privi di coscienza e di capacità di giudizio autonomo. Sostituirono il potere giusto e devoto  con una tirannia atea, facendo di tutto per convincere il popolo che il nuovo governo non ha né buona volontà né giustizia. Per 30 anni hanno calpestato il senso della dignità  e dell’onore personale  con il terrore, la fame, le delazioni e le esecuzioni. Fecero tutto il possibile per corrompere la famiglia, indebolirne le radici e aumentare il numero di bambini abbandonati, che successivamente venivano arruolati come agenti del regime. Abolirono la proprietà privata e soffocarono l’iniziativa economica. E tutto questo veniva fatto con un audace spirito sperimentale, senza pietà, senza responsabilità, contando chiaramente sulla pazienza inesauribile e sul grande spirito di sacrificio del popolo russo. Quindi su cosa hanno costruito la nuova “lealtà sovietica”? Su una povertà universale creata dal comunismo, da cui deriva la sottomissione di tutti al partito unico, al potere totalitario, alla monopolizzazione socialista dell’occupazione da parte dello Stato. Questo, di conseguenza, ha portato all’asservimento economico del popolo. Tale processo ha trasformato la storica lealtà russa, fondata sulla coscienza, l’onore e il cuore, in una forzata sottomissione servile, nel fremito di paura che ogni notte coglie l’uomo che non può sfamare sé stesso e la propria famiglia. Questa sottomissione è stata consolidata attraverso uno spionaggio politico  diffuso e le delazioni  forzate fatte dai cittadini gli uni contro gli altri. La misura della partecipazione attiva alle delazioni è diventata un parametro della fedeltà allo Stato sovietico; chi non si protegge partecipando all’apparato di spionaggio politico è destinato alla rovina. Chi non invia denunce è considerato sleale e diventa un candidato alla deportazione nei campi di concentramento, ma questo non significa che ogni delatore sia al sicuro dall’esilio o dall’esecuzione. Con ciò, hanno distrutto ogni forma di rispetto e fiducia nel Paese, sia tra i cittadini, sia verso il potere tirannico. Perché lo fanno? Dove non c’è fiducia reciproca, non può esistere alcun accordo politico, né sono possibili congiure e il despota “può dormire tranquillo”. In questo modo, hanno edificato il loro regime su una corruzione morale generalizzata e creato una delle più vergognose tirannie nella storia mondiale. Il loro regime vive di paura: la paura di tutti verso tutti. I tiranni del partito temono il popolo e il suo libero pensiero e, per questo, lo terrorizzano. Per paura, seminano la paura con minacce, arresti, detenzioni, deportazioni, lavori forzati nei campi di concentramento e omicidi di massa. Il loro regime vive di adulazione: la misura della sottomissione, della lode sconsiderata e dell’esaltazione dei tiranni del partito è da tempo diventata un parametro della fedeltà allo Stato sovietico. Così accadeva alla corte di Nerone e Caligola: chi voleva sopravvivere dove va adulare senza coscienza, misura o gusto. La stessa cosa accade ora in Russia. È vergognoso e ridicolo leggere ciò che scrivono i loro giornalisti, “accademici”, musicisti e romanzieri sui “leader geniali”, le assurdità che procla mano i loro oratori civili e militari, di partito o indipendenti, su queste “guide” e “maestri” che in realtà hanno vissuto tutta la vita di pensieri altrui  (quelli di Marx, Engels e altri) e non hanno mai espresso una sola idea originale. È vero, sono ineguagliabili nell’intrigo politico e nella crudeltà  spietata, ma nulla di più. La lode forzata dalla paura è un’adulazione imposta, cioè un’autoglorificazione del tiranno che la richiede. Quanta falsa “gran dezza”! Che miserabile autopromozione… Il loro regime si regge sulla menzogna: mentono tutti, quelli che voglio no sopravvivere; mentono per paura, per proteggersi, per ingraziarsi, per adattarsi; mentono quotidianamente, continuamente, simulando simpatia per il regime sovie tico, fedeltà e ammirazione per esso. Non mentire in Unione Sovietica è possibile solo ritirandosi nel silenzio e evitando il contatto con le persone; ma nemmeno que sto salva dalla provocazione, dalla delazione e dalla rovina. Ecco su cosa si regge lo Stato sovietico: sull’ignoranza fanatica di chi lo sostiene, sull’opportunismo dei suoi promotori e sul terrore. Questa è la sua struttura politica. Questi sono i suoi obiettivi e i suoi mezzi. Ma tali non sono gli obiettivi della Russia nazionale, né tantomeno i suoi mezzi. Si tratta di due Stati completamente differenti. Sono due forze storiche e politiche diametralmente opposte. Ma una di esse – quella sovietica – ha preso il con trollo del territorio russo, delle ricchezze nazionali russe e delle sue risorse, asservendo il popolo russo e sfruttan do, a danno di altri popoli, il suo talento, la sua pazienza, la sua resistenza e la sua laboriosità, dissipandone le forze in nome della rivoluzione mondiale. Non c’è dubbio: il trionfo definitivo dello Stato sovietico significherebbe la rovina definitiva della Russia nazionale. E in verità bisogna essere politicamente ciechi per non vedere o non capire questo dopo 30 anni. Ciechi… o spudoratamente bugiardi».

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