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09 Apr
TRUMP NON L’ HA CAPITO NESSUNO. E LUI È UN PASSO AVANTI A TUTTI

Mentre il coro delle vedovelle del globalismo nostrano, i vari Molinari, Parenzo e i reduci del Foglio, si strappa le vesti gridando all’irrazionalità del “mostro” con il riporto arancione, Donald Trump sta portando a termine l’unico lavoro che sa fare davvero: quello del liquidatore fallimentare. Ma con una variante: non liquida aziende decotte, liquida il mondo per come lo abbiamo conosciuto. Non c’è nulla di improvvisato nelle sue picconate all’OMS, nei calci agli stinchi alla NATO o nello sberleffo quotidiano all’Unione Europea (quella simpatica associazione di condomini che discute di tappi di plastica mentre la casa brucia). Il progetto è di una linearità disarmante: disattivare il sistema. Smontare pezzo per pezzo quell’architettura “globalista” che obbliga l’America a pagare il conto per tutti. Via dal Green Deal, che per lui è solo un modo creativo per regalare il mercato ai cinesi; via dagli accordi sul clima; via da tutto ciò che puzza di cooperazione internazionale. Trump non vuole alleati, vuole clienti. E se non compri i suoi prodotti (armi incluse, vero Ursula?), sei fuori dal giro.

Ma il capolavoro del “Capitalista Vecchia Scuola” lo abbiamo visto sulla questione iraniana. Qui la narrazione ufficiale ci ha raccontato di un Trump all’angolo, sorpreso dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dal blocco del petrolio. Ma figuriamoci. Mentre i mercati internazionali andavano in iperventilazione e i talk show evocavano la terza guerra mondiale, lui recitava il suo copione preferito: il caos calcolato.
Ha lanciato tweet incendiari, ha minacciato la fine del mondo, ha detto una cosa e il suo esatto contrario nel giro di un’ora. Un genio del male? No, semplicemente uno squalo che conosce bene l’odore del sangue (e del denaro). Mentre i governi europei correvano in cerchio come galline decapitate, Trump sapeva benissimo quale fosse la realtà sul terreno. Sapeva che il blocco non sarebbe durato o, meglio, sapeva esattamente quando lo avrebbe fatto cessare. E cosa fa uno squalo quando ha il telecomando della realtà in mano? Semplice: specula.
L’instabilità come asset: spari una minaccia, il prezzo del greggio schizza. Fai un passo indietro, i mercati respirano. Lui vende quando tutti comprano per paura e compra quando tutti vendono per disperazione.
Non è politica estera, è insider trading geopolitico. La sua incoerenza non è un limite cognitivo, è uno strumento di lavoro. Mentre i nostri analisti col monocolo cercano di interpretare la sua “dottrina”, lui sta solo controllando l’estratto conto. È il ritorno del capitalismo primordiale, quello dei predoni che non devono chiedere scusa a nessuno. In confronto a lui, i nostri leader sembrano boy scout smarriti in un casinò di Las Vegas. E la cosa tragica è che continuano a pensare che stia giocando al loro stesso tavolo.

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