
Negli anni di piombo era nata un’organizzazione di estrema sinistra che aveva l’obiettivo di fornire assistenza legale ai militanti della sinistra extraparlamentare, ai lavoratori, ed in generale ai detenuti politici, “Soccorso Rosso”. Con l’inizio della lotta armata gli avvocati legati a “Soccorso Rosso” assunsero la difesa dei primi brigatisti. Poi seguirono polemiche, inchieste e l’organizzazione prese le distanze rispetto alla deriva sempre più sanguinaria che aveva preso la lotta armata. In allora, una certa politica aveva assunto un atteggiamento indulgente nei confronti delle nascenti brigate rosse, gli appartenenti a quella organizzazione venivano definiti “ i compagni che sbagliano” .Oggi, per certi aspetti, e fatti i necessari distinguo, la storia si ripete con riferimento agli episodi di violenza e di devastazione di Milano.Ilaria Salis invece di condannare gli atti di violenza si preoccupa di invocare il rispetto dei diritti fondamentali di chi è stato fermato ed ha promosso insieme ai collettivi dell’area antagonista milanese una rete di “soccorso rosso” per organizzare l’assistenza legale delle persone coinvolte. Per prima cosa, da avvocato e da garantista convinto penso che a tutte le persone fermate e detenute debbano essere garantiti non soltanto i diritti fondamentali, ma tutti i diritti di difesa previsti dal nostro ordinamento. Poi, ritengo che sia un grave errore quello di liquidare il profondo disagio sociale, soprattutto giovanile, che sta attraversando i nostri tempi esclusivamente invocando il pugno di ferro. La repressione fine a sé stessa non serve a nulla. Quando c’ è un fuoco, però, bisogna cercare di spegnerlo, non di alimentarlo. Chi dà copertura agli episodi violenti alimenta l’incendio. Non fa nulla per comprendere il disagio sociale e giovanile, ma lo strumentalizza. Usa per i propri interessi politici i giovani e le persone in difficoltà. Buona domenica e buona settimana.